Ho letto con interesse la lettera di Stefano De Martin che, da attento e sensibile osservatore del mondo giovanile, commenta le sanzioni che sono state elevate nei giorni scorsi nei confronti di alcuni giovani, a San Casciano, per il mancato rispetto delle norme anti Covid.
De Martin mi perdonerà se cito – malamente – ben più illustri ascendenti per sottolineare quello che considero il vizio di fondo del suo ragionamento, ossia far riferimento ai “giovani”; i “giovani” non esistono, mettiamola così.
# San Casciano, sette ragazzi (minorenni e maggiorenni) multati per mancato rispetto regole Covid
Se certamente a tutti noi è capitato di incontrare ragazze e ragazzi sensibili ed attenti al rispetto delle tante limitazioni imposte da questo momento (e che su di loro pesano ancora di più) è altrettanto visibile il comportamento di altri che se ne sono – e continuano – a fregarsene.
Così come tra i “giovani” rientrano purtroppo anche tanti che hanno preferito rinchiudersi in casa ed affidarsi solo a contatti e interazioni social, ma anche coloro che si spendono incessantemente nelle associazioni di volontariato o nelle iniziative di aiuto e di solidarietà.
Ha quindi senso ragionare per categorie?
Oppure forse sarebbe più opportuno considerare che ognuno è responsabile delle proprie azioni e che un percorso di crescita e maturazione prevede anche che si paghi per i propri errori (ovviamente in proporzione e nei dovuti limiti)?
Non si rischia altrimenti di vivere in una società di eterni adolescenti mai cresciuti, nella quale la colpa è sempre di qualcun altro, dove i problemi sono ben altri, dove hanno fatto la multa a me invece che occuparsi di un problema ben più importante?
Vi suona familiare?
Lettera firmata
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