TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – Nel corso degli anni mi è capitato spesso nel mio studio a Tavarnuzze – Impruneta di incontrare pazienti che entravano con un carico emotivo ben più pesante di una cartella clinica.
La frase è quasi sempre la stessa: “Dottore, io ci ho già provato… ed è andata male”.
Un impianto fallito non è solo un problema di natura clinica.
È una frattura nella fiducia: verso una cura, verso un professionista, a volte verso l’idea stessa di rimetterci mano.
Dopo molti anni di attività clinica, e dopo aver formato colleghi in ambito implantologico, ho imparato che il fallimento non è quasi mai il risultato di un singolo errore.
Più spesso è l’esito di una diagnosi incompleta, di una pianificazione frettolosa o di una sottovalutazione delle condizioni specifiche di quel paziente.
Capire prima di rifare
Quando un paziente arriva dopo un’esperienza negativa, la tentazione – comprensibile – è quella di “rimediare subito”. In realtà, la prima vera cura è fermarsi.
Serve tempo per capire cosa è successo:
– perché l’impianto non ha funzionato
– se l’osso era adeguato
– se il carico masticatorio era corretto
– se c’erano fattori generali che non sono stati considerati
Senza questa fase, qualsiasi nuovo intervento rischia di ripetere gli stessi errori.

L’implantologia ad Impruneta non è un prodotto
Negli ultimi anni si parla molto di impianti come se fossero oggetti standardizzati: una marca, una superficie, una tecnica “per tutti”.
La mia esperienza in anni d’insegnamento come opinion leader di importanti aziende produttrici di impianti dentali ed oltre 20 anni di clinica durante i quali ho riabilitato migliaia di pazienti con tutte le tecniche chirurgiche disponibili mi ha insegnato l’opposto.
Un impianto è solo l’ultimo anello di una catena che parte da:
– una diagnosi accurata
– una pianificazione realistica
– una chirurgia eseguita con criterio
– un controllo nel tempo costante
È qui che si gioca la vera differenza, soprattutto nei casi già compromessi.
Ripartire è possibile, ma non sempre subito
In molti casi è possibile riposizionare un impianto.
In altri è necessario ricostruire prima l’osso e successivamente inserire un impianto
In altri ancora, la scelta più saggia è rimandare o cambiare strategia.
Saper dire “non ora” o “non in questo modo” non è un limite. È esperienza.

A chi ha già vissuto un fallimento, direi questo: non rinunciare per paura, ma riparti con maggiore consapevolezza.
Il tempo investito nella scelta giusta è parte integrante della cura.
Chiedi spiegazioni. Chiedi perché. Chiedi alternative
Un fallimento può diventare l’inizio di una soluzione migliore, se affrontato nel modo giusto.
Non perdere tempo prezioso. Se hai avuto un’esperienza fallimentare a livello implantare dove qualcosa non è andato per il verso giusto non aspettare che sia troppo tardi.
Chiamaci per un consulto personalizzato. Il dr. Andrea Viaggi ed il suo team di specialisti ad Impruneta saranno a tua disposizione per tutte le risposte alle domande che ci farai.

(CONTENUTO SPONSORIZZATO)
©RIPRODUZIONE RISERVATA


































