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venerdì 3 Aprile 2026
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    Bagno a Ripoli: reato di violenza sessuale, no del consiglio comunale al ddl Bongiorno

    Il Pd ripolese: "La mozione è stata votata all'unanimità dai consiglieri presenti, tra i quali una parte del gruppo Fdi"

    BAGNO A RIPOLI – “Solo se c’è consenso non è violenza: la libertà sessuale non è nell’assenza di un “no”, ma nella presenza di un “sì” libero e consapevole”.

    È il senso della mozione approvata all’unanimità dei presenti, tra i quali anche una parte del gruppo di FdI, nell’ultima seduta del consiglio comunale di Bagno a Ripoli.

    “Nell’atto – fa sapere il Pd ripolese – si impegna il Comune ad attivarsi presso il Parlamento e il Governo affinché venga ritirato dall’iter di approvazione il ddl Bongiorno, che cancella la parola “consenso” dalla legge in discussione in Parlamento, nella cui formulazione originaria si prevedeva invece di inserire nel Codice Penale il principio del “consenso libero e attuale”, allineando l’Italia alla Convenzione di Istanbul e alla giurisprudenza di merito”.

    Nel testo, presentato dai gruppi del Partito democratico e Bagno a Ripoli futura, si chiede anche di attivarsi presso l’ANCI “affinché i Comuni italiani promuovano un’azione congiunta di sensibilizzazione istituzionale sul tema della tutela dell’autodeterminazione sessuale e del contrasto alla violenza di genere» e di rafforzare «la promozione di campagne e percorsi di educazione all’affettività, al rispetto e al consenso rivolti alle giovani generazioni, nelle scuole e nella comunità, anche coinvolgendo la Commissione Pace e Diritti”.

    In aula è intervenuta per il Pd la consigliera Rossana Landini, secondo la quale il ddl Bongiorno” introduce una variazione terminologica che non è solo di forma ma di sostanza, un vero cambio di paradigma culturale”.

    “Rovesciare il consenso libero ed attuale e trasformarlo in dissenso da dimostrare, significa scaricare l’onere della prova sulle vittime – spiega Landini – Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un vero e proprio attacco alla libera scelta delle donne, alla nostra autodeterminazione, alla nostra libertà”.

    “E ancora una volta – aggiunge – i corpi delle donne diventano terreno di contesa politica, aumentando il rischio di vittimizzazione secondaria nelle aule dei tribunali come nella società. Le conseguenze del ddl Bongiorno si collocano infatti sia su un piano culturale che penale e giudiziario”.

    Per questo, conclude Landini a nome di tutto il gruppo Pd, “rafforzare l’educazione al rispetto, al consenso, alla qualità delle relazioni è una responsabilità di tutta la comunità, vale a dire scuole, famiglie, servizi e istituzioni, società civile. E’ una scelta culturale e persino filosofica che si tratta di affermare, fermando le aberrazioni di questo governo. Agire per il cambiamento culturale significa non solo operare per relazioni libere dalla violenza, ma libere tout court, paritetiche, consensuali e quindi appaganti e felici sia dal punto di vista sentimentale che sessuale”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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