CASTELLINA IN CHIANTI – “Il teatro è un mestiere che non conosce orari. È stancante, sia a livello fisico che mentale. Vedi le stesse persone ventiquattro ore su ventiquattro. Si mangia poco e si dorme ancora meno. Ma nonostante tutto è la mia vita” ci racconta Matteo Borghi.
Lui, nato e cresciuto a Castellina in Chianti, è riuscito a fare di una passione, un vero lavoro.
“In Italia, il teatro non è riconosciuto ancora come un occupazione vera e propria” continua Matteo.
“Ma, di lavoro vero, che lavoro fai? Ecco, questa è la domanda che le persone mi fanno più correntemente” ci dice ridendo.
Il paesino di Castellina lo ha visto formarsi, diventare sempre più bravo e capace. Lui ha voluto portare la sua arte al di fuori delle mura di “casa”.
“Pia è stato il primo spettacolo in cui ho recitato, regia di Hervè Ducroux. Fin da bambino guardavo spesso in televisione Marchesini, Lopez e Solenghi. Io, ho voluto fare l’attore, da sempre" spiega Matteo.
Nel corso degli anni ha fatto parte della compagnia teatrale castellinese “Sing Sing” ed ha recitato inoltre nel cortometraggio “Il segreto del Santo” sempre di Hervè Ducroux.
“Insieme a Giada Bargilli, sono nati gli “Squattrinati”. Non avevo nemmeno diciotto anni. Sono nati perché ci piaceva il teatro e in particolar modo, il teatro musicale, genere che ancora nessuno conosceva” continua.
Il suo primo corso di formazione vero e proprio è stato quello di Prato “Arteinscena”, corso di Musical con la direzione di Franco Miseria.
Ma la sua vera passione è la regia. “Mi piace l’aspetto creativo. Il testo che piano piano si sviluppa e che si unisce con la musica e la recitazione – spiega Matteo – Ho frequentato anche un corso di “Musical Theatre e Regia del Musical” presso l’Accademia Arts educational di Londra”
"La mia prima vera regia professionale è stato "Ladies", con le musiche di Ivan Cammelli e la partecipazione di Riccardo Fogli come Protagonista” dice orgogliosamente.
Ma la sua vera ascesa professionale è iniziata quando è entrato a far parte della compagnia “Operette” di Parma. Ma non è finita qui. “Mi sono legato anche ad una compagnia di Milano “perFORMErs”, inizialmente come attore. Poi, insieme a Giuseppe Di Falco e Edoardo Scalzini, abbiamo messo in scena “Disincantate!”. Lo avevo visto a New York e avevo pensato che questo spettacolo avrebbe potuto funzionare alla grande in Italia” prosegue Matteo.
Già, non si sbagliava. Infatti Disincantate! Ha vinto il premio come miglior regia e coreografia: “È stato un trampolino di lancio, che mi ha fatto riconoscere a livello nazionale”.
“È venuto a vederlo anche il regista americano a Roma. Qui non si scherza più, ho pensato durante quella serata. Indimenticabile. È salito con me sul palco. Un’ emozione unica e irripetibile” dice quasi commosso.
“La regia è il 90% stress. Hai tutta la responsabilità. Il 10% è soddisfazione perché vedi il tuo “bambino” crescere. Quando sei attore, invece è diverso. Di emozione ce n'è sempre molta. Cavolo, devi fare per bene – spiega ancora Matteo. – Hai una bella dose di emozione e di concentrazione. Gli errori ovviamente possono sempre capitare”.
“Ma sai quale è la cosa strana? – dice – Quando, cinque secondi prima di iniziare non ha la minima voglia di recitare ancora e ancora la stessa parte. Poi, però si apre il sipario e te sei dentro. Come se fosse la cosa più naturale del mondo” rivela sorridendo.
“Per preparare un personaggio parto da me stesso. In quelli distanti da me cerco di trovare comunque qualcosa d mio o attingo dall’esterno. Per essere un attore bisogna essere un grande osservatore” spiega.
“Da grande vorrei continuare il più possibile a fare questo mestiere. Ho un piccolo progetto di vita nel cassetto che mi vedrebbe coinvolto all’estero. Ma per il momento non rivelo niente – conclude sorridendo – Ho solo ventinove anni e ancora tanti sogni da realizzare".
di Jessica Nardi
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