CASTELLINA IN CHIANTI – Prendete comune di meno di tremila abitanti, un gruppo di mamme e nonne volontarie, bambini delle elementari e medie e un parroco dinamico e giovane.
Mescolate insieme tutti questi elementi ed otterrete il Doposcuola di Castellina in Chianti. Progetto portato avanti con passione, energia, sacrificio e buona volontà da oramai cinque anni.
“Un ringraziamento speciale va innanzitutto a don Gino, il vecchio sacerdote del paese” inizia Chiara.
“Con lui – ricorda – sono iniziati i lavori di ristrutturazione delle stanze parrocchiali. Senza questo intervento non avremo potuto mettere in piedi tutto questo”.
“Lo scopo primario però – continua Chiara – è quello di fare giocare i ragazzi. Castellina in Chianti è un paese dispersivo e spesso i bambini non hanno la possibilità di passare un po’ di tempo insieme. La cosa bella è che tutti sono ben accetti. Non è un catechismo”.
Ogni martedì, gli alunni delle elementari, vengono prelevati da scuola con apposita autorizzazione. Si pranza tutti insieme con un piatto di pasta e della frutta. E poi subito i compiti. A cucinare sono gli uomini però. Simone e “il Ronzini” a turno. Ognuno fa la sua parte.
I mercoledì invece ci sono i ragazzi delle medie. Un gruppo di professori volontari li aiuta a svolgere i loro doveri scolastici.
Rosanna Forzoni, il professor Bondente e Viviana Vettori compiono diligentemente questo ruolo.
“Siamo una grande famiglia in cui tutti si vogliono bene e si aiutano” continua Chiara.
Lei insieme a Debora, Carolina, Novella, Susanna, Franca, Leandra, Sabrina e naturalmente don Luciano sono il vero motore di questa bellissima iniziativa. I ragazzi, amano il sacerdote. Insieme si divertono a giocare e a scherzare.

“Da sole però non ce la facciamo. C’è bisogno di nuovi aiuti. Persone giovani e volenterose. È molto impegnativo. La mattina alle 10 andiamo a fare la spesa. Poi c’è da cucinare, apparecchiare pulire e preparare anche la merenda. Una mano in più sarebbe una vera benedizione” racconta Chiara.
“In maniera indiretta – conclude Chiara – si cerca di applicare ciò che dice il Vangelo. L’accoglienza, a prescindere dalla religione. Facciamo tutti parte di una comunità e non dobbiamo vedere la chiesa come qualcosa di distante. Da adulti, magari, questa iniziativa rimarrà nel cuore di questi ragazzi”.
di Jessica Nardi
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