CASTELLINA IN CHIANTI – C’era una volta un bambino di nome Luigi, ma tutti lo chiamavano Gigi.
Viveva al “Valloncino”, in un piccolo paese immerso nelle colline del Chianti. Abitava con la mamma e i due fratelli, perché il babbo era partito per il fronte.
Finita la guerra il bambino, che aveva ormai 12 anni, iniziò ad aiutare lo zio a ricostruire le case che erano state bruciate dai tedeschi. Quel mestiere gli piacque talmente tanto, che da quel momento non ha più smesso di farlo.
Questa non è una favola, ma è la storia vera di Gigi Cicali. A Castellina in Chianti, non c’è persona che non lo conosca. Ha realizzato quasi tutte le più belle dimore che si possono ammirare nei dintorni.
“Con mio zio ricostruimmo il “Guardolino”, “il Guardaccio”, “il Capanno” e la “Capannuccia”. Finito lì, poi, realizzammo una villa ad un industriale milanese. Poi però dovetti partire come militare” inizia a raccontare Gigi.
“Ritornato, iniziai a lavorare con il Castagnini di Quercegrossa – prosegue – Lavorai a Bozzagone insieme al Peruzzi, Franco del Neri e Gigi del Rustioni. Si rifece anche tutto Cignarosso e il Mulino del Niccolai”.
“Ad un certo punto, mi misi in proprio – continua Gigi – Avevo solo un operaio. Rifeci la rosticceria che era dove ora è il negozio del “Pelliccioli. Ho ricostruito anche la sala del consiglio e l’archivio storico”.
Non basterebbe, forse un intero libro per elencare tutto ciò che ha fatto a Castellina in Chianti e dintorni. Non possiamo, però, non menzionare la realizzazione di “Poggiarofani", I Casaloni, il Borgo di Vescine.
“Bisogna essere esperti per lavorare negli ambienti vecchi – ci spiega Gigi – Le pietre si prendevano dalle cave. A ricostruire una casa colonica ci voleva parecchio. Io, sono stato fortunato. Con tutte queste abitazioni che franavano non ho mai avuto incidenti. Ora non c’è più nessuno che sa lavorare nel vecchio".
"A me, non mi ha mai ricercato nessuno. Non per vantami – ci dice timido – ma ho sempre ricevuto elogi. Solo in due occasioni non sono stato pagato. E lì è stato il mio tracollo. Ma cosa ci potevo fare? A trovarsi nei guai non ci vuole nulla".
"Ora – conclude Gigi – il muratore non sa fare più niente. Prima, se c’era da fare lo "scarpellino", lo facevo. Pavimenti, intonaci, rivestimenti, si facevano tutti noi…”.
di Jessica Nardi
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