CASTELLINA IN CHIANTI – Divertirsi, giocare, saltare, socializzare, imparare, correre, esprimersi, rispettare le regole; sono tutte cose che i bambini dovrebbero poter e saper fare. Naturalmente tutti insieme.
Per il sesto anno consecutivo, è ripartita “Estate Sport 2018” a Castellina in Chianti, presso il campo sportivo.
“Cominciò tutto un po’ per scherzo”, inizia a raccontare Carlo Ronzini. Lui, tutti i giorni cucina per circa 60 persone, trasportato da un’energia quasi tangibile.
“Il primo anno – ricorda – vennero fatte solamente alcune settimane, anche se non perfettamente organizzate. Questa iniziativa venne immediatamente apprezzata dalle famiglie e così decidemmo di ripeterla anche gli anni successivi".

"I bambini – spiega – vanno dai 6 ai 12 anni. Arrivano la mattina dalle 8 alle 9 e rincasano alle cinque e mezza. Hanno un menù variato, che gradiscono. Si valuta cosa viene lasciato nel piatto e poi decidiamo cosa far loro mangiare. E' aperto a tutti: diabetici, celiaci".
"Il tutto – tiene a dire Carlo – è organizzato dall’associazione sportiva con patrocinio e contributo del Comune. Alle tre e mezza, con gli educatori vanno a fare il corso di nuoto in piscina. Quest’anno è obbligatorio per tutti. Abbiamo fatto un accordo con la società Virtus Nuoto di Poggibonsi”.
“Vengo qui… per nostalgia. Ho iniziato sei anni fa. Ora vengo solo un giorno a settimana perché poi sono a lavoro”: Lorenzo Sisti è uno dei pionieri di questa iniziativa.
“Mi ricordo che una sera eravamo al campo sportivo – ci racconta – dopo un torneino di calcetto. Con noi giocava Giovanni, un ragazzo di Siena. Vedendo il campo sportivo e l’ambiente che avevamo a disposizione, propose i campi solari. E così ci mettemmo a tavolino per dare vita a questa idea".
"Si chiama estate sport – dice ancora – Lo scopo è quello di far stare insieme i ragazzi. Qui si sta bene, c’è fresco. Ci sono gli spogliatoi. La piscina è stata un’iniziativa che ha portato un po’ al successo di questi campi estivi. Durante la settimana non c’è molta gente e i ragazzi si possono divertire”.

“Ci sono due fasce di età – continua Lorenzo – grandi e piccoli. I bambini fanno colazione, spuntino con la frutta fresca e pranzo. Quando arrivano lasciano lo zaino e vanno a mangiare. Ognuno ha il proprio bicchiere con il nome, per non sprecare la plastica. I ragazzi sono in vacanza. Vengono qua per divertirsi. Il primo giorno, si fa un cerchio tutti insieme e ci si presenta tutti. Educatori compresi".
"Poi – spiega ancora – si fanno dei giochi per scegliere quattro capitani. Si dividono in quattro squadre e vengono dati dei punteggi. Ogni squadra si sceglie un proprio nome. Ogni giorno, ne viene scelta una per fare il servizio per il pranzo. Apparecchiano, servono e sparecchiano. Alla fine viene dato loro un voto. Serve per incoraggiarli a fare meglio".
Perché, rimarca, "se gli istruttori dovessero servire a tavola non riuscirebbero a controllarli tutti. Il sistema dei giochi funziona. Fanno squadra e legano molto fra loro. I primi anni a pranzo buttavano in terra tutti pezzi di pizza, pasta. Erano costretti a raccoglierli tutti. Ora non lo fanno più".

"L’educazione è una cosa importante – ci dice facendoci capire che non sempre sono rose e fiori – Inizialmente abbiamo avuto grossi problemi con dei soggetti particolari. Abbiamo mandato anche a casa qualcuno. C’è chi pende in giro, chi fa i dispetti. Abbiamo loro insegnato che, se un istruttore alza un dito, tutti lo devono alzare e stare zitti. In trenta secondi si ha il silenzio più assoluto".
"I bambini arrivano a fine settimana stanchi – conclude mentre ci salutiamo – Quando hanno un po’ di tempo libero non si fermano, continuano a giocare. I maschi a pallone e le femmine a pallavolo. Ogni otto bambini circa, si calcola un istruttore. Meglio uno in più che uno in meno. Essendo tutti ragazzi che studiano… è bene avere le spalle coperte”.
di Jessica Nardi
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