Don Gino e Castellina, dal presepe ai tornei, passando per il volontariato e le feste

Il racconto dell'ex parroco del paese, arrivato nel 1976 per insegnare religione nelle scuole

CASTELLINA IN CHIANTI – Tutti quanti, a Castellina in Chianti, hanno avuto il privilegio di conoscere Don Gino. Ex parroco del paese, da tutti ricordato con grande affetto. Castellina è e rimarrà per sempre la sua casa. Generazioni e generazioni sono passate sotto i suoi occhi.

 

Siamo andati a trovarlo a Siena, nella parrocchia di Santa Eugenia dove è attualmente sacerdote. “Sono nato a Paneretta, ci dice, e il primo gennaio del 1977 sono diventato parroco. A Castellina, arrivai il primo ottobre del 1976 dove iniziai ad insegnare religione nelle scuole. Me lo ricordo come se fossi ieri. La prima persona che incontrai fu Narciso Barbetti. Io venivo da Castellina Scalo; era la mattina del primo ottobre ed era il mio primo giorno da docente. Non sapevo ancora dove si trovava la scuola e nemmeno la chiesa. Arrivato, vidi una persona anziana a cui domandai indicazioni per la scuola. Le sue parole mi sono rimaste ancora impresse. Mi disse: finita la salita trova la scuola. La saluto tanto volentieri. Benvenuto fra noi".

Da sempre Don Gino è stato coinvolto nella vita del paese. “Mi ricordo che nel settembre del 1976, prima che arrivassi, era stata fatta una grande festa in onore di San Fausto. Fu intitolata Settembre Castellinese per aggregare insieme la comunità, sotto la luce del santo patrono. L’anno successivo venne fuori l'Estate Castellinese con lo scopo di fare festa. Io sentii il dovere di partecipare come parroco. Fui molto contento perché ebbi la possibilità di stare tra la mia gente. Furono anni molto belli per il paese. Veniva fatta gli ultimi due sabati e domeniche di luglio e i primi sabati e domeniche di agosto”.

Con lui è nato anche il presepe vivente. “In una riunione fatta con gli insegnanti, racconta, ci si domandava cosa fare per i giovani. Fra le varie iniziative, venne fuori l’idea di fare il presepe vivente per amalgamare insieme i ragazzi. Il primo esordio venne fatto nel gennaio del 1982 seguito dai professori e da mamme, che collaborarono molto volentieri. Ci fu un aggregazione di molti ragazzi la qual cresceva ogni anno. Nella primavera del 1990 l’incarico del presepe venne affidato ai giovani. Dal 1998 fino al 2002 ci fu molta partecipazione. Poi ci fu un calo. Venne interrotto a causa dei lavori nelle sale parrocchiali”.

Molte iniziative anche per i giovani: “Dal 1980 fino al 1992, la sera mi ritrovavo insieme ad un gruppettino di ragazzi, a riflettere sul vangelo. Si leggeva e si facevano dei pensieri. Alcune sere c’era un bel numero di giovani. Mi ricordo, che organizzammo anche la raccolta della carta, sempre per aggregare i ragazzi. A quei tempi non esisteva ancora la raccolta pubblica e mi ricordo che davano 95 lire al chilo”.

“Castellina rimarrà sempre la mia casa – prosegue Don Gino – Uscivo e c’era sempre qualcuno. Trovavo sempre persone; c’era una relazione continua. Ti mettevi a sedere sulle scale della Chiesa. Era sempre un vedere gente. Fin da quando sono arrivato a Castellina, mi hanno sempre detto che quelle scale erano e sono chiamate la "spiaggia di Castellina" Tutte le attività mi chiamavano. Mi sembrava di entrare in casa mia. Ricordo volentieri tutte le varie istituzioni del paese: Donatori di Sangue, la Misericordia, la banda, il coro e i circoli”.

“Nel 2000 fummo esortati dal vicario zonale della Diocesi a creare le Caritas nelle parrocchie. Cercai, fin da subito, di assecondare questa richiesta e tramite esortazioni rivolte all’altare venne fuori un bel gruppo di volontari", prosegue il sacerdote.

 

"Nel 2007, ci fu la possibilità di avere un bello spazio per la parrocchia su cui costruire le stanze parrocchiali. Avevo da sempre visto che ce ne era estremo bisogno e non mi lasciai sfuggire l’occasione – racconta Don Gino – Ricordo che i catechisti che avevano accompagnato i ragazzi per la cresima, più volte erano venuti a chiedermi di dare loro una stanza per poter stare ancora tutti insieme qualche anno. E con grande dispiacere io dovevo sempre dire di no. La posizione, in prossimità della piazza era ideale al fine di rendere la chiesa non solo il cuore morale del paese, ma anche fisico. Sono a conoscenza che il mio successore, Don Luciano, le usa molto per catechizzare e per unire sempre di più il paese.  E questa cosa mi dà molta soddisfazione”.

“Con l’aiuto del parroco di Fonterutoli, Don Fiorentini, fu creata anche l’UNITALSI parrocchiale che portò tanti giovani, vari malati e molti fedeli a Lourdes. E so che ancora oggi fa molto del bene. Durante i mesi dell’attività scolastica – conclude Don Gino – ma soprattutto nelle settimane dopo Pasqua, con i ragazzi delle medie si era soliti organizzare il torneo parrocchiale, da quinta elementare fino a prima superiore. Tutti potevano partecipare con il solo obbligo di non bestemmiare e far giocare tutti”.

di Jessica Nardi

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