BAGNO A RIPOLI – Da settimane la Croce di Rossa di Bagno a Ripoli si dedica anche a coloro che sono chiamati, purtroppo, gli ultimi.
A chi vive per strada. A chi, in questi tempi di pandemia, rischia di diventare ancor più escluso e dimenticato del solito.
Sono molti i volontari che si danno il cambio in questi giri notturni a portare generi di conforto, una coperta, sostegno, a chiedere di cosa ci sia bisogno.
Fra loro anche il presidente della Cri ripolese, Francesco Pasquinucci. Che dai canali social della stessa Croca Rossa l’ha raccontta una di queste serate.
“Erik, Mohamed, Riccardo, Mario, Michelangelo, Marco, Houbert – inizia – Sono solo nomi. Ma adesso per me hanno anche un volto e una storia da raccontare”.
“Spesso gli passiamo vicino – prosegue – quasi infastiditi dalla loro presenza. C’è chi li ignora e chi li bandisce perché “fanno sporco” e rendono poco decorose gli angoli della nostra città”.
“Questo – riflette – perché ci limitiamo ad una istantanea, troppo oggettiva e semplicistica di una situazione che nasconde dietro molte storie. E ascoltarle ti fa capire che sono lì non per scelta, ma per una serie sfortunata di eventi”.
C’è Houbert – racconta – ex militare polacco gentile e riconoscente; Mohamed padre di due figli che si è trovato a dover lasciare casa ma che crede che tutto sia comunque un disegno di Dio”.
E ancora “Erik che parla un italiano ricco e forbito e che ama la pulizia. Poi c’è lo zio Mario, che farfugli dei centesimi e dell’Iva (da commerciante che era)”.
E poi “Riccardo, fiorentino doc, ex infermiere, che si è comprato un bel libro sulla storia delle macchine e della loro evoluzione… ma gli servirebbero gli occhiali per leggere meglio”.
“La famiglia di Octavius – dice ancora Francesco – che dobbiamo convincere dell’esistenza del Covid. Michelangelo che rimette sempre a posto la foto di una giovane ragazza morta alla Fortezza e che combatte contro chi quotidianamente gli ruba i vestiti (“Certo che per rubare ad uno come me devi essere messo proprio male…” ci dice)”.
“Questa è stata la mia vigilia di Pasqua – conclude – Tra un bicchiere di te’, una lasagna calda, un pacco di viveri, un “che c’è l’avete un paio di calzini è uno shampoo?”. Ma soprattutto occhi e sorrisi grati di chi è abituato a passare inosservato ma per una sera torna ad essere al pari di degli altri”.
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