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venerdì 10 Aprile 2026
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    L’Opificio delle Pietre Dure realizzerà il restauro della Testa di Medusa: trasferita nei laboratori

    Il prestigioso istituto realizzerà su richiesta del Comune di Bagno a Ripoli il restauro dell'opera marmorea originariamente collocata nel Ninfeo del Giambologna a Grassina

    BAGNO A RIPOLI – L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze realizzerà il restauro della Testa di Medusa, di proprietà del Comune di Bagno a Ripoli.

    Il prestigioso istituto centro di ricerca e formazione, specializzato nel restauro e nella conservazione di opere d’arte, ha risposto positivamente alla richiesta dell’amministrazione comunale ripolese di prendersi cura dell’opera marmorea cinquecentesca attribuita alla bottega del Giambologna. E originariamente collocata nel complesso della Fonte della Fata Morgana, a Grassina.

    Il trasporto della Testa verso l’Opificio è avvenuto nei giorni scorsi: dal palazzo comunale al laboratorio del Settore Materiali lapidei dell’Opificio in via egli Alfani, dove l’opera sarà sottoposta in prima istanza allo studio e a indagini diagnostiche non invasive.

    Un passo necessario per analizzare i materiali costitutivi e di degrado, verificare lo stato conservativo dell’opera per poi procedere, subito dopo, all’intervento di restauro.

    “Voglio ringraziare di cuore l’Opificio delle Pietre Dure per aver accolto la nostra richiesta di prendersi cura della Testa di Medusa – afferma il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti – L’opera non poteva essere affidata a mani migliori per ritrovare il suo originario splendore. Grazie ai professionisti di questo centro d’eccellenza stimato e ammirato in tutto il mondo, la Testa dopo lunghi anni di oblio potrà tornare di nuovo visibile al pubblico. Un patrimonio di bellezza pronto ad essere rimesso in circolo grazie al gioco di squadra tra istituzioni”.

    “E’ un piacere – dice Emanuela Daffra, soprintendente dell’Istituto fiorentino – mettere la competenza del personale tecnico scientifico dell’Opificio al servizio dello studio e del recupero di un pezzo che poi potrà ritrovare il suo contesto, quel suggestivo insieme di acque e sculture voluto da Bernardo Vecchietti a fine Cinquecento come luogo di delizie”.

    Il Comune è al lavoro per fare in modo che la Testa di Medusa, una volta restaurata, possa tornare visibile a tutti con un’esposizione al Museo Nazionale del Bargello.

    Nell’attesa che il Ninfeo venga totalmente restaurato, al suo interno sarà invece collocata una riproduzione della scultura, realizzata con il fondamentale contributo di Artigianato e Palazzo.

    La Testa di Medusa (che alcuni studi in corso identificherebbero in realtà come Testa di Morgana) è stata realizzata nel Cinquecento e collocata come apparato decorativo nella Fonte del Viandante, all’interno della Fonte della Fata Morgana del Giambologna, sulle colline di Bagno a Ripoli.

    Da qui la Testa è stata distolta illecitamente all’inizio del Novecento.

    Solo pochi mesi fa, dopo essere ricomparsa in una casa d’aste, è stata restituita dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale al Comune, che è proprietario della Testa così come della Fonte della Fata Morgana.

    Il trasferimento della Testa di Medusa

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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