TAVARNELLE – “Volevamo dare più calore al ristorante ed unire i sapori tipici del territorio all’arte locale”.
Da questa idea di Massimo Marzi, proprietario dell’Osteria “La Gramola” dal 1994, e dalla preziosa collaborazione con l’amico Patrizio Landolfi, è nato un qualcosa di unico a Tavarnelle.
Il caratteristico locale del centro storico tavarnellino si è trasformato in un “risto-art”, che coniuga il piacere del cibo con quello della cultura: una galleria d’arte dove poter gustare le prelibatezze della tradizione chiantigiana, ammirando gli splendidi quadri (al momento undici) di Patrizio, tra l’altro acquistabili.

ARTE E CUCINA – Massimo Marzi e Patrizio Landolfi
Di origini calabro-campane, Patrizio negli anni Ottanta si è stabilito vicino a Tavarnelle e proprio in paese, in via Palazzuolo, ha il suo studio. Si è costruito da solo, con la forza di un amore smisurato per l’arte, che trapela da ogni sua parola.
Attraverso una serie di sperimentazioni, è arrivato ad ideare una tecnica originale, unica nel suo genere, che lo ha reso il caposcuola di un nuovo modo di intendere il colore: la frammentazione.
E, tra prestigiose rassegne a New York, Londra e San Pietroburgo, è diventato un pittore contemporaneo apprezzato a livello internazionale. In programma ha una mega mostra di opere italiane che si terrà in Armenia, ad ottobre, in occasione del G8.
Ma adesso ci tiene a mostrare i suoi capolavori a Tavarnelle, al “Gramolart”. Dove venerdì 23 marzo ha presentato l’antologia del suo percorso artistico dell’ultimo decennio, in occasione di un aperitivo per festeggiare la ristrutturazione e per re-inaugurare alla grande “La Gramola”.
“Ho sempre avuto una notevole affinità per l’arte – a parlare è Patrizio Landolfi – Da bambino non vedevo l’ora di finire i compiti per disegnare. Sono autodidatta. Ho imparato come venditore d’arte: avevo una galleria a Prato”.

UNO SCORCIO – Le opere di Landolfi alla Gramola
“Non c’è spazio per essere un artista – spiega – a meno che non si abbia qualcosa di nuovo, come il metodo che ho inventato e che ad oggi mi distingue”.
“L’arte deve trasmettere una sensazione piacevole, un’emozione – dice – Per me è una grande passione. Ciò che mi spinge a dipingere è la scoperta, la curiosità di vedere come risponde il quadro”.
“Il bello dell’arte contemporanea è che alcuni quadri sono “aperti” – prosegue – Non hanno una specifica chiave di lettura: ciascuno li legge secondo la propria sensibilità. Dunque c’è un’interazione, oltre che tra l’artista e l’opera, anche tra l’osservatore e l’opera”.
“Il luogo in cui l’artista risiede influenza il suo modo di pensare – conclude Patrizio – La Toscana è piena di arte. Inoltre stare nella natura è fonte di ispirazione. Vivere nel Chianti è come vivere all’interno di un quadro a cielo aperto”.
di Noemi Bartalesi
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