CHIANTI – Hanno aspettato che passassero le celebrazioni per i 300 anni del Chianti Classico, la firma dell'accordo sul Distretto Rurale del Chianti, l'annuncio della candidatura del Chianti a patrimonio Unesco, con tanto di "benedizione" del premier Matteo Renzi e del ministro dell'agricoltura Maurizio Martina.
Poi i sette sindaci del territorio del Chianti Classico sferrano un attacco durissimo a Michele Pescini, primo cittadino di Gaiole in Chianti. Che proprio alla vigilia della due giorni di festeggiamenti (che ha disertato in toto) aveva comunicato la volontà di Gaiole in Chianti (votata all'unanimità dal consiglio comunale) di chiamarsi fuori da questi accordi territoriali.
“Una decisione di cui prendiamo atto e che si pone in linea con l’atteggiamento distaccato manifestato in più occasioni dal Comune di Gaiole in Chianti, rischiando di danneggiare lo stesso territorio di cui si dice promotore”.
Lo affermano, in forma congiunta, i primi cittadini del Chianti: Marcello Bonechi (Castellina in Chianti), Giacomo Trentanovi (Barberino Val d'Elsa), Fabrizio Nepi (Castelnuovo Berardenga), Paolo Sottani (Greve in Chianti), Pier Paolo Mugnaini (Radda in Chianti), Massimiliano Pescini (San Casciano), David Baroncelli (Tavarnelle).
Sono i sette che sabato scorso, in occasione dei 300 anni del Chianti Classico, hanno firmato l’accordo che prevede l’istituzione del Distretto Rurale e il pieno supporto alla candidatura del Chianti a patrimonio Unesco dell’Umanità. Ad esclusione, appunto, di Gaiole in Chianti.
“Gaiole in Chianti – aggiungono i sindaci – ha contestato modi e tempi di discussione dell’accordo lamentando un mancato coinvolgimento delle aziende e di altri soggetti espressione del mondo economico e produttivo locale. Coinvolgimento e confronto che, invece, sono stati portati avanti dal Consorzio del Chianti Classico e che la stessa amministrazione gaiolese ha più volte evitato non presentandosi agli incontri istituzionali dedicati all’accordo territoriale, al distretto rurale, al biodistretto e, non ultima, alla promozione turistica di area".
"Ricordiamo infatti – rimarcano – che nei mesi scorsi Gaiole in Chianti non ha firmato neppure il protocollo sulla valorizzazione del Chianti attraverso attività e strumenti coordinati finalizzati a dare forza e valore aggiunto alle eccellenze e alle potenzialità ancora inespresse del nostro territorio”.
“La decisione di Gaiole in Chianti di non approvare il distretto rurale – continuano i sindaci – rischia di danneggiare il suo stesso territorio, interamente compreso nei confini stabiliti dall’accordo firmato sabato scorso per identificare in maniera inequivocabile un territorio, la sua comunità, la sua storia, la sua cultura e la sua economia".
"Il Distretto Rurale del Chianti, infatti – sottolineano – corrisponderà alla zona delimitata dal decreto ministeriale del 1932, ma comprenderà gli interi territori dei Comuni del Chianti nelle sue azioni istituzionali e negli interventi amministrativi, tecnici e finanziari di supporto alle imprese. Questo permetterà di andare oltre la divisione presente finora nel Chianti Classico e di "blindare" l’intero territorio, limitando l’uso del termine "Chianti" solo a chi fa veramente parte di questo territorio, con benefici e ricadute positive in termini di promozione e valorizzazione per tutto il tessuto economico e produttivo, non solo per quello legato al mondo del vino”.
Poi la chiusura al vetriolo, su quella che viene definita un'assenza (di Michele Pescini) "fuori luogo": “La festa per i 300 anni del Chianti Classico – aggiungono ancora i sindaci – è stato un momento importante per riunire tutti i soggetti legati al territorio e alla sua valorizzazione. Il nostro auspicio è che possa ripartire un dialogo e un confronto costruttivo per il bene di tutte le aree e le comunità coinvolte”.
di Matteo Pucci
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