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giovedì 26 Febbraio 2026
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    Cronaca di una truffa sventata, nuovo caso a Impruneta: 83enne resiste al falso maresciallo del carabinieri

    Novanta minuti al telefono sotto l’assedio psicologico del truffatore, che tentava di farsi consegnare il "sacchetto dell'oro": il racconto passo dopo passo

    IMPRUNETA – Novanta minuti al telefono sotto l’assedio psicologico di un finto maresciallo, nel tentativo di farsi consegnare il “sacchetto dell’oro”.

    L’episodio avvenuto a Impruneta non è un caso isolato, ma il fermo immagine di una minaccia persistente che si evolve restando fedele a se stessa.

    Protagonista della vicenda è Gabbriella, signora di 83 anni, che ha saputo resistere a un pressing asfissiante grazie a una combinazione di scetticismo personale e prevenzione familiare.

    Il caso, riportato da sua figlia Daniela, è avvenuto nella mattinata di ieri, mercoledì 25 febbraio. E dimostra come, davanti a tecniche criminali sempre più teatrali, la rete di supporto e l’informazione restino gli unici presidi di sicurezza efficaci.

    1. Anatomia del raggiro: il “finto maresciallo” e la trappola del 112

    Il tentativo di truffa è scattato alle 9.30 del mattino sulla linea fissa dell’abitazione.

    All’altro capo della cornetta, un uomo con accento meridionale si è presentato come un maresciallo dei carabinieri, imbastendo una narrazione volta a generare panico immediato.

    Una banda di quattro albanesi che aveva rapinato una gioielleria utilizzando un’auto legata a una targa intestata alla donna.

    Nonostante l’anziana avesse prontamente ribattuto di non possedere né patente né vettura, il truffatore ha alzato il tiro, accusandola di essere “nei casini” e di nascondere la refurtiva in casa.

    La pressione è culminata nella minaccia di denunce penali e nell’evocazione di imminenti procedimenti in tribunale.

    L’inganno tecnologico è scattato quando il sedicente militare ha invitato la vittima a verificare la sua identità chiamando il 112.

    Sfruttando un noto limite delle linee fisse, i malviventi hanno mantenuto la linea aperta dal proprio lato, intercettando la nuova chiamata della vittima.

    A rispondere è stato un complice che, ostentando un rassicurante accento fiorentino per guadagnare la fiducia “locale” di Gabbriella, ha confermato la falsa identità del superiore.

    2. La reazione della vittima: tra ironia e sospetto

    Nonostante l’ora e mezza di vessazioni telefoniche, l’anziana ha mantenuto un distacco che ha spiazzato i truffatori.

    Di fronte all’assurdità dell’accusa sulla targa, alla donna “è scappato da ridere”, scatenando l’ira del finto ufficiale che le intimava di non scherzare con la giustizia.

    Fondamentale è risultato il “lavaggio del cervello” preventivo operato dalla figlia Daniela, che da tempo istruiva la madre sulle nuove strategie dei raggiri, inclusa la clonazione vocale.

    Una volta interrotta la comunicazione, Gabbriella senza più rispondere al fisso ha allertato la figlia via cellulare, attivando immediatamente la rete di soccorso.

    Paradossalmente, l’efficacia della prevenzione è stata tale che, all’arrivo dei carabinieri reali in divisa, l’anziana si è rifiutata inizialmente di aprire la porta finché l’intervento del nipote e di un amico non ha sciolto ogni riserva.

    3. Identikit dei truffatori: “professionalità” autoctona

    Gli autori del tentativo di colpo sono quindi italiani, con una spiccata padronanza dei codici comunicativi e del territorio.

    La recitazione è stata definita “professionale”. Il contrasto tra l’accento del finto maresciallo (napoletano o siciliano) e quello del complice al 112 (fiorentino) è una tecnica studiata per simulare l’articolazione reale dell’Arma, che unisce autorità nazionale e presenza territoriale.

    La scelta dell’obiettivo è caduta su una casa situata in una strada senza sfondo a Impruneta.

    Una posizione che, pur essendo una via d’uscita unica e quindi rischiosa per i criminali, permette un avvicinamento discreto.

    I truffatori hanno chiesto esplicitamente il “sacchetto dell’oro” e le monete, pronti a presentarsi alla porta per il ritiro della presunta “refurtiva”.

    4. Dal 1947 all’intelligenza artificiale: la storia che si ripete

    Sebbene oggi si parli di clonazione vocale per simulare le richieste di aiuto dei figli, il nucleo emotivo del raggiro è rimasto invariato per quasi un secolo.

    La famiglia di Gabbriella conserva un aneddoto del 1947: all’epoca, dei truffatori telefonarono alla nonna sostenendo che il figlio fosse stato arrestato dopo un incidente stradale e chiedendo denaro per il rilascio.

    La nonna, con proverbiale prontezza toscana, rispose: “Ascoltami bellino, mio figliolo va a Firenze con la… Cappe”.

    La lezione di ieri è quella di oggi è che la difesa risiede nella capacità di restare “vispi” e informati come ha fatto Daniela, informando e proteggendo di fatto sua madre da questi tentativi di truffa.

    Le regole d’oro per la difesa da questo tipo di truffe telefoniche, che sempre di più attanagliano gli anziani del Chianti, e non solo, restano semplici ma vitali.

    Diffidare di chiunque richieda telefonicamente denaro o gioielli, qualunque sia il titolo (cauzione, sequestro o refurtiva).

    In caso di dubbio, non riagganciare e comporre numeri di emergenza sulla stessa linea, ma utilizzare sempre un dispositivo diverso (cellulare).

    Se possibile, trattenere e fingere di cascare nel tranello del truffatore al telefono per dare tempo alle forze dell’ordine, allertate nel frattempo, di intervenire e procedere all’arresto in flagranza.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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