IMPRUNETA – Durante dei lavori alla Fornace Masini, una delle Fornaci storiche di Impruneta, sono stati riaperti dei vecchi forni e quello che ne è emerso lascia senza fiato. Ce lo raccontano i proprietari, Costanza e Marco.
“La nostra fornace, secondo un’incisione sulle mura, risale al 1846, ma probabilmente è qui da molto prima – inizia a raccontarci Marco – secondo i racconti di mio padre Osvaldo e mio nonno Bruno”.
“Un tempo, quando si faceva fuoco (espressione in gergo per indicare l’accensione del forno, n.d.r.) – prosegue – era molto diverso da ora: se adesso il ciclo di cottura è computerizzato, prima erano i fornacini che dovevano rimanere lì giorni e notte intere, per accertarsi che le fiamme non si spegnessero e alimentare il fuoco costantemente”.
Un racconto che ci porta in un’altra epoca, in un altro mondo, ma non così lontano da noi.
“I forni che abbiamo riaperto sono stati dismessi negli anni ’30, o almeno così mi ha sempre raccontato mio padre – ci spiega ancora Marco – L’ultima cottura a legna è stata fatta agli inizi degli anni ’60, per poi passare alla nafta fino al 1986, anno in cui abbiamo iniziato a cuocere con il forno a gas”.
“Io sono entrato a lavorare in fornace nel 1981 – rammenta – e qualche volta ho fatto fuoco anch’io a nafta. Mi ricordo l’odore forte della nafta, un grande fumo e le notti interminabili”.
Non è così per le sue figlie Costanza e Gioia, che mai avevano visto tanta bellezza.
“Durante dei lavori di pulizia abbiamo tolto un armadio che bloccava l’accesso a uno dei vecchi forni, e ciò che abbiamo visto ci ha lasciato senza fiato – ci racconta Costanza – mia sorella Gioia è subito entrata nei cunicoli e, oltre a tanta polvere, ha trovato fogli di giornale risalenti al secolo scorso, pacchetti di sigarette e sigari fuori commercio da decenni, e tutto ciò che si poteva utilizzare per alimentare il fuoco”.
“Abbiamo trovato anche un vecchio pacchetto di sigarette – dice – le Excellence, che fumava mio nonno. Considerato che smise di fumare nel 1980 hanno un bel po’ di anni”.
“L’emozione è stata maggiore in quanto ho sentito rieccheggiare i racconti su questo mondo sotterraneo. Infatti – prosegue Costanza – mio nonno Osvaldo era solito raccontarci delle notti di veglia passate a far fuoco. Estate, inverno, caldo, freddo, il fuoco andava fatto. Addirittura mia nonna, per fargli compagnia, aveva portato un lettino là sotto e talvolta dormiva lì”.
“Oltre alle notti di veglia – continua – questi sotterranei sono ricchi di storia. Durante la seconda guerra mondiale, mio nonno e i suoi amici, si nascondevano proprio qui sotto dai tedeschi”.
“Infatti – racconta – quando calava il sole e iniziavano le ronde dei soldati nelle case, tutti loro si ritrovavano in fornace, più precisamente proprio in questi vecchi forni, e si chiudevano dentro. Nessuno li ha mai trovati. Mia nonna ci racconta sempre che i tedeschi andavano nelle loro case e, non trovandoli, talvolta si recavano anche in fornace. Tuttavia, essendo la struttura molto articolata, sono sempre riusciti a non farsi trovare”.
“E’ davvero emozionante poter vivere, lavorare dentro un ambiente ricco di storia – conclude Costanza – Oltre che un privilegio, lo considero un dovere custodire al meglio la memoria storica e artistica della nostra fornace”.
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