La più grande pepita di rame d’Europa ha trovato posto sotto il loggiato del Comune di Impruneta

Scoperta nel 1998 da Mauro Matteuzzi, Bruno Prosperi e Paolo Turchi, misura 90 centimetri di lunghezza, 70 di larghezza e fino a 40 di spessore, per un peso di 630 chilogrammi

IMPRUNETA – All’Impruneta è tornata visibile la più grande pepita di rame d’Europa. Il reperto, scoperto l’1 gennaio 1998 da Mauro Matteuzzi, Bruno Prosperi e Paolo Turchi, trova oggi una nuova collocazione all’interno di una teca appositamente progettata per valorizzarne l’unicità.

L’espositore è stato installato sotto i Loggiati del palazzo comunale, in piazza Buondelmonti nel centro storico del paese, rendendo nuovamente fruibile al pubblico uno dei più importanti tesori geologici del territorio.

La nuova collocazione della pepita è stata inaugurata giovedì 15 ottobre alla presenza di un numeroso pubblico.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Riccardo Lazzerini, la vicesindaca Laura Cioni, rappresentanti della giunta comunale e gli scopritori del reperto, Mauro Matteuzzi e Paolo Turchi.

Nel corso dell’evento è stato reso omaggio anche a Bruno Prosperi, scomparso nel 2018, il cui contributo è ricordato da una targa commemorativa collocata sul nuovo espositore.

La grande pepita di rame dell’Impruneta fu scoperta l’1 gennaio 1998 da Matteuzzi, Prosperi e  Turchi, dopo anni di ricerche dedicate alla storia mineraria del territorio. Il ritrovamento avvenne in località La Caldaia, un’area già nota per la presenza di antichi saggi di ricerca del rame.

La pepita è composta quasi interamente da rame nativo e Cuprite e presenta dimensioni eccezionali: 90 centimetri di lunghezza, 70 centimetri di larghezza e tra 30 e 40 centimetri di spessore, per un peso complessivo di 630 chilogrammi.

Considerata una rarità a livello europeo, rappresenta non solo un importante reperto geologico, ma anche una preziosa testimonianza della tradizione mineraria imprunetina.

La scoperta ha contribuito a riportare alla luce una pagina poco conosciuta della storia locale, quando l’Impruneta era nota non soltanto per il cotto, l’olio e il vino, ma anche per l’attività estrattiva legata al rame.

Il progetto di valorizzazione della grande pepita di rame è stato promosso dal Comune di Impruneta con il contributo determinante di numerosi soggetti del territorio.

L’amministrazione comunale ha rivolto un particolare ringraziamento a Stefano Ulivi per la consulenza tecnico-estetica, all’ingegnere Roberto Viti, promotore della nuova collocazione del reperto, e all’Associazione Sassineri, che ha avanzato una proposta alternativa per la valorizzazione della pepita.

L’intervento è stato reso possibile grazie al sostegno di realtà imprenditoriali, associazioni e cittadini che hanno collaborato alle diverse fasi della progettazione e realizzazione. Tra questi il Banco Fiorentino Mugello-Impruneta-Signa, il Rotary Club San Casciano Chianti, la Residenza Il Colle, oltre a numerose aziende del territorio che hanno fornito materiali, lavorazioni specialistiche e supporto logistico.

Hanno contribuito al progetto C.E.F. di Giacomo Bandinelli per le attività preparatorie, le saldature e la verniciatura della struttura, Cotto REF Srl, Euroedile Impruneta Srl, Impresa Edile Massimo Bruni, La Falegnameria di Stefano Rossini, LAMM Srl, Orlandini Group, Vetreria Santoni & Filice e Zoot Sistemi Srl.

Al montaggio dell’espositore hanno collaborato anche Turchi e Matteuzzi, contribuendo alla realizzazione di uno spazio espositivo pensato per custodire e valorizzare uno dei reperti geologici più significativi del territorio imprunetino.

“Lo spostamento della pepita è un obiettivo che la comunità di Impruneta persegue da molti anni – ha commentato il sindaco dei Impruneta Lazzerini – Fin dal 2009, infatti, era emersa la convinzione che la sua collocazione non ne valorizzasse adeguatamente il significato storico e culturale. A suscitare perplessità era soprattutto il fatto che un reperto ritrovato sottoterra fosse nuovamente collocato sotto il livello del suolo, rendendolo poco visibile ai cittadini e ai visitatori”.

“Oggi restituiamo questo importante simbolo alla comunità – ha concluso – rendendolo pienamente fruibile e accessibile a tutti. È un risultato che nasce da un percorso condiviso e dalla volontà comune di valorizzare il nostro patrimonio storico e identitario”.

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