Gentile redazione del Gazzettino del Chianti, vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione una vicenda avvenuta a Marcialla, relativa a un verbale che mi è stato notificato per un presunto passaggio con il semaforo rosso, rilevato tramite dispositivo T-Red.
Ho già presentato ricorso contro il verbale, corredandolo anche della dichiarazione della mia ragazza, che si trovava con me sulla moto al momento dei fatti.
Vorrei però sottoporre la vicenda anche alla vostra attenzione perché, al di là del singolo verbale, ritengo che le condizioni di quel tratto di strada meritino un approfondimento dal punto di vista della sicurezza stradale.
Preciso innanzitutto che non si tratta di un’intersezione, bensì di una strettoia, alla quale si arriva dopo una curva. Il semaforo si trova in una posizione nella quale, per chi arriva dalla direzione dalla quale provenivo, non è chiaramente visibile con sufficiente anticipo.
Io viaggiavo in motocicletta insieme alla mia ragazza, con la moto carica di bagagli. Eravamo in vacanza e procedevamo tranquillamente, senza alcuna fretta.
Non avevo quindi alcun motivo per correre o assumere comportamenti rischiosi: avevo, al contrario, tutto l’interesse a salvaguardare la mia incolumità, quella della mia ragazza e a procedere nella massima sicurezza.
Il problema è che il semaforo non era percepibile per tempo. Quando mi sono accorto della sua presenza, ho cercato di arrestare il mezzo.
Ed è proprio la documentazione fotografica allegata al verbale a rendere questa vicenda particolarmente interessante.
Le fotografie contenute nel verbale sono molto piccole e, per poterle analizzare correttamente, devono essere ingrandite. Una volta ingrandite, tuttavia, la situazione si vede molto chiaramente.
Ma soprattutto, nelle diverse clip sono riportati i relativi riferimenti temporali. Confrontando tali riferimenti è possibile verificare quanto tempo sia trascorso tra una fotografia e l’altra e, quindi, ricostruire anche la velocità estremamente ridotta alla quale stavo procedendo.
Si può infatti verificare che per percorrere una distanza estremamente breve, nell’ordine di circa un metro, sono trascorsi diversi secondi.
Questo è perfettamente coerente con la situazione che stavo vivendo: procedere molto lentamente, cercando di capire cosa stesse accadendo e come affrontare in sicurezza la strettoia.
C’è poi un elemento che ritengo particolarmente significativo.
L’ultima clip contenuta nella documentazione allegata al verbale mostra chiaramente un’automobile provenire dalla strettoia e impegnarla. La strettoia era quindi occupata dal veicolo proveniente dalla direzione opposta.
A quel punto mi chiedo: come avrei potuto “proseguire la marcia”, come viene scritto nel verbale, se la strettoia era impegnata dall’automobile proveniente dalla direzione opposta?
Per me, che ero in moto dall’altra parte, proseguire avrebbe significato necessariamente avvicinarmi a un veicolo che stava già impegnando la strettoia, con il concreto rischio di un frontale.
Ed è proprio questa la circostanza che trovo più difficile da comprendere nella ricostruzione riportata nel verbale.
Non sto sostenendo che il semaforo non dovesse essere rispettato. Sto ponendo una questione diversa: era concretamente possibile percepire il semaforo per tempo e arrestarsi in sicurezza, considerata la conformazione della strada e la presenza di un veicolo nella strettoia?
Nel mio caso, quello che ha evitato conseguenze ben più gravi non è stato il T-Red, ma la bassissima velocità alla quale stavo procedendo e la prudenza che stavo adottando, anche considerando che ero insieme alla mia ragazza e che la moto era carica di bagagli.
Sul posto, inoltre, si possono osservare diverse criticità che ritengo meritevoli di verifica:
– il semaforo si trova dopo una curva e non risulta chiaramente visibile con sufficiente anticipo;
– la sua visuale può essere ulteriormente compromessa dalla presenza di veicoli o altri mezzi;
– è presente una strettoia che non appare adeguatamente presegnalata;
– l’attraversamento pedonale non appare adeguatamente evidenziato;
– sulla carreggiata non è presente una chiara linea di mezzeria;
– il dispositivo T-Red, al contrario, risulta collocato in una posizione molto evidente.
Trovo quindi quantomeno singolare che sia stata posta una particolare attenzione alla visibilità del dispositivo destinato a rilevare l’infrazione, mentre il semaforo che dovrebbe essere percepito dall’utente della strada si trova oltre una curva e può diventare visibile soltanto quando ci si trova a pochissimi metri da esso, soprattutto in presenza di altri mezzi.
La cosa che mi ha spinto a rivolgermi a voi è proprio il fatto che le stesse immagini utilizzate per contestarmi l’infrazione consentono di osservare la situazione nella quale mi sono trovato.
Non si tratta quindi soltanto della mia parola.
Ci sono: la mia ricostruzione dei fatti; la dichiarazione della mia ragazza, presente con me sulla moto; le fotografie e le clip allegate al verbale; i riferimenti temporali presenti nelle clip, attraverso i quali è possibile ricostruire la bassissima velocità; e, soprattutto, l’ultima clip, nella quale si vede l’automobile impegnare la strettoia, circostanza che rende particolarmente difficile comprendere cosa si intenda nel verbale con l’espressione “proseguiva la marcia”.
Credo che la questione possa avere un interesse che va oltre il mio singolo caso.
La sicurezza stradale non dovrebbe consistere soltanto nel rilevare un’eventuale infrazione, ma anche nel mettere l’utente della strada nelle condizioni di vedere per tempo la segnaletica, comprendere la situazione e poter arrestare il proprio mezzo senza creare ulteriori condizioni di pericolo.
Nel mio caso, paradossalmente, la bassissima velocità e la massima prudenza adottata hanno evitato che una situazione già difficile potesse trasformarsi in qualcosa di ben più grave.
Vi ringrazio per l’attenzione. Cordiali saluti.
Matteo Borelli
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