“Prendiamo atto del ritiro, avvenuto alla vigilia del consiglio comunale del 24 febbraio, della mozione presentata dal gruppo di Fratelli d’Italia. Una decisione che ha evitato una discussione istituzionale su un atto che giudichiamo profondamente sbagliato e privo della dignità necessaria per essere oggetto di confronto consiliare”.
Lo scrivono, in una nota, quattro gruppi consiliari di Bagno a Ripoli. Due di maggioranza (Pd e Bagno a Ripoli al Centro) e due di opposizione (Cittadinanza Attiva e Bagno a Ripoli Futura).
“Non avremmo comunque discusso nel merito quella mozione – precisano – perché proponeva un’impostazione incompatibile con i principi costituzionali che devono rappresentare il limite invalicabile dell’azione di ogni istituzione repubblicana”.
“L’idea di schedare docenti o classificare scuole sulla base di presunti orientamenti politici – proseguono – contrasta apertamente con gli articoli 3, 21 e 33 della Costituzione, che tutelano uguaglianza, libertà di espressione e libertà di insegnamento, alimentando un clima di sospetto e pressione estraneo a una democrazia matura”.
“La scuola pubblica, laica e statale – aggiungono i quattro gruppi consiliari – non è uno spazio da sorvegliare o dividere, ma un luogo di crescita critica, confronto e formazione civile. Ridurre il dibattito culturale e l’analisi dell’attualità a presunto “indottrinamento” significa svilire il ruolo degli insegnanti e impoverire la formazione delle nuove generazioni”.
“Richiamare inoltre il principio secondo cui “a scuola non si fa politica” – puntualizzano – richiama stagioni storiche nelle quali il pluralismo delle idee veniva negato e il dissenso represso”.
“Questo episodio – tengono inoltre a specificare – si inserisce in un clima già segnato da iniziative e interventi che rischiano di comprimere la libertà di insegnamento, principio costituzionale fondamentale. Difendere pluralismo, autonomia educativa e valori antifascisti non è una posizione di parte, ma un dovere istituzionale”.
“Il consiglio comunale e le prerogative dei consiglieri – ribadiscono -non possono essere utilizzati come strumenti di provocazione o di esasperazione dello scontro politico. Le scuole e la comunità meritano un confronto serio sui temi dell’istruzione, non atti provocatori o divisivi”.
“Per queste ragioni – concludono con durezza – riteniamo grave quanto proposto e auspichiamo che i consiglieri proponenti traggano le dovute conseguenze politiche rispetto al ruolo di rappresentanza che ricoprono”.
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