“Fummo noi a scoprire la pepita di rame. Chi parla oggi ha scarsa conoscenza dei fatti reali”

Paolo Turchi e Mauro Matteuzzi (Bruno Prosperi purtroppo non c'è più) replicano agli eredi dei tre soci nel cui terreno riemerse la grande pepita, oggi collocata sotto al loggiato del Comune

IMPRUNETA – “La scoperta (non ritrovamento) non l’ha fatta il signor Adelmo Rossi ma, come riportato sul giornale La Nazione nei primi dieci giorni del 1998, i tre veri scopritori sono Bruno Prosperi, Mauro Matteuzzi e Paolo Turchi; e questo non è mai stato smentito”.

A parlare sono Matteuzzi e Turchi (Prosperi è, purtroppo, scomparso), in seguito alle proteste degli eredi di Rossi (e dei soci del tempo) che ieri, sulle pagine del Gazzettino del Chianti, si erano lamentati per come le amministrazioni comunali imprunetine hanno gestito la vicenda della pepita di rame da loro donata allo stesso Comune di Impruneta.

Dalla collocazione interrata nel contesto della “panchina artistica” in Commenda, fino a quella finale nella teca sotto il loggiato del palazzo comunale. Minacciando finanche di ritirare la donazione.

“Chi davvero trovò la pepita di rame di Impruneta neanche citato: valutiamo revoca della donazione”

“Il signor Rossi – proseguono Turchi e Matteuzzi – informato dai tre scopritori suddetti, collaborò all’estrazione dal terreno fornendo l’escavatore e portando la pepita davanti alla reception dell’agriturismo I Pini (gestito dai tre soci Rossi, Corzani e Mazzocchi), dove è rimasta per 10 anni fino all’atto di donazione”.

“L’associazione Sassineri non ha fatto la scoperta e non ha valutato il valore della pepita – precisano – in quanto l’associazione ancora non esisteva”.

“L’associazione – puntualizzano ancora – è stata fondata nel 2013, dopo alcuni anni dal posizionamento della pepita davanti all’ufficio postale, avvenuto nel 2009. Pertanto, in che modo l’associazione avrebbe curato la pepita dal momento che non ha neanche mai avuto manutenzione fino al 2026?”.

“La decisione di donare al Comune era la vera primaria intenzione degli scopritori – riprendono Turchi e Matteuzzi – concordata anche con il signor Rossi, che la condivideva e con il quale c’erano ottimi rapporti. L’opera rispetta la volontà della donazione proprio nella modalità espositiva e soprattutto per la facile fruibilità della stessa”.

“I ringraziamenti presenti nelle targhe apposte sulla nuova teca – dicono ancora – sono in riferimento esplicito a chi ha partecipato a vario titolo alla sua realizzazione. Pertanto, non sono presenti riferimenti alla donazione al Comune avvenuta nel 2009.”

“Riteniamo che le informazioni presenti nell’articolo del Gazzettino del Chianti – concludono – fornite dalla nipote di Rossi siano assolutamente sbagliate, probabilmente per la scarsa conoscenza dei fatti reali”.

Lapidaria la presa di posizione del sindaco, Riccardo Lazzerini: “Questa amministrazione comunale ha tenuto fede alla volontà espressa nella cessione”.

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