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giovedì 12 Febbraio 2026
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    Il racconto di Brunilda: “Permessi di soggiorno e ricongiungimenti familiari, un sistema che non funziona”

    Originaria dell’Albania, abita con la sua famiglia a Barberino Tavarnelle dal 1998: ha richiesto e ottenuto la cittadinanza italiana. Ma deve fare i conti ancora con ostacoli quotidiani

    BARBERINO TAVARNELLE – C’è tanta frustrazione nelle parole di Brunilda, che ci contatta per raccontarci la sua esperienza con la richiesta di permessi di soggiorno e di ricongiungimento familiare, presentata per se stessa o per dei parenti.  

    Originaria dell’Albania, Brunilda abita con la sua famiglia a Barberino Tavarnelle dal 1998. E ha richiesto e ottenuto la cittadinanza italiana.

    Lamenta i lunghi tempi d’attesa, le mancate risposte e quelle talvolta scortesi in relazione alla presentazione di documenti presso gli uffici competenti.

    Segnala anche che, nel corso di questi anni, ha notato un aumento dei ritardi, decisamente maggiori rispetto a quando era piccola.

    “Due anni fa ci ha raggiunto il fratello di mio marito grazie a un decreto flussi – inizia il racconto di Brunilda – una procedura emanata dal Consiglio dei Ministri che consente l’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale”.

    “Il 19 agosto dello scorso anno – ci spiega – abbiamo presentato una pratica di ricongiungimento familiare in deroga per mia cognata e sua figlia, che allora aveva quattro anni”.

    “Ho mandato varie PEC – prosegue – per chiedere informazioni su questa pratica, ma non ho mai ricevuto risposta. Allora mi sono recata in sede e mi sono messa in fila: quando è stato il mio turno, non mi hanno aiutato e, anzi, mi hanno risposto in modo sgarbato”.

    “Il giorno dopo – ricorda – ho mandato una mail al questore, facendo presente quanto accaduto. Ci è stato anticipato l’appuntamento per mio cognato, che aspettava da mesi l’esito della pratica di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale a quello per lavoro subordinato”.

    “Però per mia cognata non abbiamo ancora risolto – dice, non senza rammarico – Ci è stato chiesto di integrare un documento, che abbiamo inviato in allegato. Dagli uffici ci dicono che non risulta, ma abbiamo le PEC che dimostrano il contrario”.

    “In tutto questo – aggiunge – tra poco a mio cognato scadrà il permesso di soggiorno e dovremo spendere di nuovo (per le marche da bollo, le fotocopie, …) e perdere altre giornate di lavoro per presentare i documenti necessari”.

    “Questa è la situazione di noi stranieri – conclude, amareggiata, Brunilda –  Ci sono tante altre famiglie che, come noi, incontrano queste difficoltà, che perdono tempo ed energie dietro a un sistema che non funziona e che nei casi più estremi rischiano di perdere tutto quello che hanno costruito”. 

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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