BARBERINO VAL D'ELSA-TAVARNELLE – Sul processo di fusione tra Barberino e Tavarnelle, come conseguenza di un percorso di collaborazione consolidato e condiviso nel corso degli anni (prime le gestioni associate, poi l'Unione), ci credono fermamente i consiglieri comunali.
Un ulteriore passo in direzione di quella che potrà essere ritenuta una "reunion storica", considerate le radici e i legami amministrativi che per secoli hanno tenuto insieme il territorio e le sue comunità.
La sfida per il futuro dei comuni chiantigiani, proiettata sugli obiettivi politici del comune unico, viene rilanciata dai gruppi di maggioranza delle amministrazioni comunali.
E' stato approvato a maggioranza nella seduta del consiglio comunale di Barberino il documento sul tema della fusione elaborato dal capogruppo Francesco Grandi e condiviso nei contenuti da Tiberio Bagni e Giacomo Cencetti, rispettivamente capogruppo di maggioranza del Centrosinistra per Tavarnelle e capogruppo del gruppo di maggioranza del consiglio dell'Unione comunale del Chianti fiorentino.
“Non crediamo nei percorsi forzati di fusione tra comuni – commentano i capigruppo – attraverso proposte di legge che mirino ad unificare obbligatoriamente e indiscriminatamente enti locali, al contrario sosteniamo il ruolo centrale dei Comuni ai quali affidare il compito di ridisegnare e riorganizzare la governance locale con l'obiettivo di giungere ad un assetto istituzionale stabile basato sulle scelte autonome dei sindaci e dei consigli comunali”.
Per questa ragione – aggiungono – chiediamo ai soggetti competenti una revisione legislativa e regolamentare che definisca chiaramente i criteri e il procedimento amministrativo da seguire in materia di fusioni dei Comuni, nonché precise regole di interpretazione dei referendum consultivi tenendo conto dell'esito espresso dalle collettività interessate”.
La fusione, processo seguito da altri comuni toscani, è ritenuta dai consiglieri comunali un'operazione necessaria e strategica ai fini dell'efficienza amministrativa, della qualità dei servizi, dell'ottimizzazione delle risorse, “purché – aggiunge Grandi – scaturisca da un processo nato e sviluppato dal basso, al fine di garantire fondamentali vantaggi e benefici per la collettività”.
Vantaggi che in termini economici sono consistenti secondo quanto fa rilevare Tiberio Bagni. “In base alla legge finanziaria attuale – spiega – il contributo straordinario a favore degli enti che si fondono è commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore ai 2 milioni di euro per ciascun beneficiario”.
Tale contributo ha una durata pari a dieci anni. “In base alla Legge Regionale Toscana – dicono – è concesso un contributo annuale, per cinque anni, pari a euro 250mila euro per ogni comune originario, e comunque non superiore a un milione di euro, inoltre, sempre in base alla Legge Regionale per le fusioni il cui referendum si è svolto dopo il 30 giugno 2015, i contributi sono incrementati del 30 per cento se il comune risultante dalla fusione ha una popolazione superiore a 10mila abitanti”.
“La nostra è una posizione sostenuta – precisa Grandi – anche da Uncem, Anci Toscana e recentemente dallo stesso presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, giunto in visita istituzionale nel nostro territorio”.
“Sono tanti i comuni che stanno intraprendendo – conclude Bagni – o hanno intrapreso questa strada, se non procediamo anche noi verso la fusione il rischio è che i nostri territori rimangano ai margini dello scacchiere politico, locale e regionale”.
di Redazione
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