TAVARNELLE – Adesso è tutto chiaro. Adesso si capisce come mai l'iniziativa per il 25 aprile organizzata a Tavarnelle nell'ambito delle celebrazioni per la Liberazione, alla quale doveva partecipare Pino Maniaci, direttore della piccola emittente locale siciliana Telejato, da anni agli onori delle cronache come paladino della lotta all'antimafia, venne annullata.
Il giornalista è infatti accusato di estorsione ai danni di due sindaci del territorio in cui opera la sua emittente: soldi e favori (pare anche per la sua presunta amante) in cambio di servizi più "docili" nei loro confronti.
Inoltre, gli atti vandalici subiti dalla sua auto e, soprattutto, l'uccisione di due suoi cani, di cui si era parlato sui giornali e sulle televisioni di mezza Italia, non sarebbero state (come da lui sostenuto) intimidazioni mafiose, ma ritorsioni messe in atto dal marito della sua (presunta) amante.
Intercettazioni telefoniche e ambientali, che paiono inequivocabili, lo incastrerebbero oltre ogni ragionevole dubbio. Ovviamente Maniaci, al pari di qualsiasi altro, è innocente fino al terzo grado di giudizio. C'è anche chi grida al complotto, alla montatura.
Vedremo. Di sicuro c'è tanta, tanta amarezza. A Telejato sono stati in tanti ad andare, da Tavarnelle, dalla provincia di Firenze, da tutta Italia. Cosa si racconta oggi a quei giovani che hanno visitato la piccola televisione di Pino come una sorta di avamposto della legalità su una frontiera in fiamme?
E' un dolore sordo, profondo, provato in tanti a Tavarnelle e dintorni. Dove c'è una comunità che da tempo ha sposato un percorso antimafia concreto, "terreno", che ha visto tantissimi tavarnellini, tantissimi giovani del territorio scendere in Sicilia per dare una mano.
E non facciamo i nomi di chi, oltre a Telejato, ha beneficiato del supporto e della fiducia di tanti. Non sarebbe giusto nei loro confronti essere minimamente avvicinati a una situazione come questa, dalla quale è bene che siano tenuti a distanza. Non si scherza con queste cose.
E c'è un dolore sordo, profondo, provato da chi si trova di fronte a questa realtà che pare così meschina, per certi versi tragicomica: in cui il giornalista parla dei suoi metodi per "sfilare" dalle tasche dei politici locali "fogli" da cento euro… .
Un dolore e una rabbia espressi da Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto: "Provo dolore per questi ragazzi. Provo rabbia per il comportamento di Pino Maniaci. Il video dei carabinieri è chiaro. Non ci sono scusanti. Siamo di fronte ad uno dei rari casi che per esprimere un giudizio, si può non attendere una condanna".
E' durissimo Calleri: "A prescindere se il comportamento tenuto è da considerarsi un reato siamo di fronte ad un qualcosa di così triste che trovo solo due parole adatte all'uopo per descriverlo: alto tradimento. Pino Maniaci hai deluso. Meriteresti per i danni che hai creato nell'immaginario di tanti giovani di finire in una stanza chiusa buttando via la chiave".
di Matteo Pucci
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