Mauro Corona a Tignano: “Abbracciato dalla gente e dal paesaggio del Chianti”

Tantissimi alla serata per il premio in onore dell'alpinista-scrittore: "Qui gente simpatica e affettuosa"

TIGNANO (BARBERINO VAL D’ELSA) – Il “Premio per l’Ambiente” 2016 è stato assegnato in occasione del 29° Tignano Festival per l’Ambiente e l’Incontro tra i Popoli a Mauro Corona, alpinista, scultore, scrittore.

 

Tutto si è svolto nell’affascinante piazzetta dentro l’antico borgo, il villaggio fortificato rimasto intatto nel tempo. Tante le persone accorse: oltre alla premiazione da parte del presidente del Comitato Culturale di Tignano Paolo Gianni, assieme all’artista Patrizio Landolfi (autore) è stato donato a Corona il dipinto intitolato “Il Giorno Dopo”.

 

Subito dopo è toccato al giornalista Domenico Guarino il compito di moderare e presentare il romanzo “La Via del Sole” (Editore Mondadori) appena scritto da Mauro Corona.

 

Che prima di salire sul palco si è intrattenuto a firmare autografi seduto sugli scalini della chiesa: bandana con sopra gli occhiali da lettura, il sigaro (spento) tra le labbra, camicia senza maniche e scarponi da montagna, si è concesso a tutte le sue ammiratrici e ammiratori.

 

Una volta sul palco non si è risparmiato a esternare la sua saggezza, i ricordi di un’infanzia da bracconiere su per i monti in compagnia di tanti amici che oggi non ci sono più.

 

Non sono mancate anche critiche a chi ha creato un business improvvisandosi naturalista senza conoscere la natura, senza averla vissuta in prima persona, per non parlare poi della burocrazia “cieca” del nostro Paese "che non va certo ad agevolare l’ambiente, ma che serve a fare solo cassa".

 

Non sono mancati anche racconti di vicende personali avvenute all’interno della sua famiglia: "Racconto questo senza vergogna, perché dagli errori si può imparare e correggersi".

 

Tanti gli applausi da parte del pubblico rimasto incollato alle sedie fin dopo la mezzanotte: "Se fosse per me – ha detto Corona – potrei andare avanti tutta la notte a parlare con voi, questo non è un sacrificio è un piacere. Il sacrificio era quando lavoravo nelle cave. Quello si che era duro".

 

Prima dell’inizio della serata abbiamo chiesto a Corona se sia rimasto colpito dal paesaggio del Chianti: "Ho trovato gente simpatica affettuosa e accogliente, oltre a un paesaggio bello. Il Chianti uno lo sente nominare ma non si rende conto. Sono rimasto stupefatto, è un paese che abbraccia".

 

"Io – ha spiegato – ho vissuto sempre in un paesaggio che respinge e che inquieta, le Dolomiti, con i campanili di roccia sopra la testa, e qui ho sentito un abbraccio largo dalla gente e dal panorama. Se manca l’uomo che lo lavora la terra, l’ambiente non esiste, è l’uomo che vede e lo beve il Chianti che lo fa unico!".

di Antonio Taddei

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