GREVE IN CHIANTI – Sono passati cinquanta anni da quando il signor Paolo a braccetto alla (allora) signorina Elisabetta, attraversarono piazza Giacomo Matteotti.
Stavano andando in Comune a formalizzare il loro matrimonio e durante quella passeggiata notarono per terra, a pochi passi dalla statua del navigatore Giovanni da Verrazzano, un bel rotolo di banconote strette in un elastico.
"Senza batter ciglio – racconta Paolo – decidemmo di portare tutti quei soldi alla caserma dei carabinieri". Era una discreta cifra? "Devo dire che per quei tempi erano davvero tanti e non nascondo che magari ci avrebbero fatto anche comodo visto che ci dovevamo sposare. Però non ce ne approfittammo".
Dai carabinieri intanto era arrivato a fare denuncia anche il legittimo proprietario delle banconote, quando si era reso conto di averle perse. Paolo e Elisabetta scoprirono chi era quando una mattina il fioraio portò a casa loro un mazzo di fiori.
"Era un signore di Panzano – racconta Paolo – quei soldi gli erano stati prestati per ritirare sù l’azienda".
Ma a distanza di 50 anni, anche sabato 15 aprile,, la vigilia di Pasqua, Paolo mentre in motorino andava a fare benzina, ha notato sul margine della strada un portafoglio.
"Sono tornato indietro e mi sono guardato intorno, poi ho dato un calcio al portafoglio perché ho pensato che si trattasse di uno scherzo, hai visto mai che qualche burlone lo aveva legato a una lenza per fare uno scherzo?".
Ma non era uno scherzo, si trattava di un portafoglio bello “gonfio” con carte di credito internazionali e soldi che sembravano stampati allora.
All’interno c’era una ricevuta e da lì Paolo è riuscito a ritrovare il proprietario, uno straniero residente a Greve in Chianti, a ricontattarlo e a riconsegnare, anche stavolta, i soldi.
Chissà se alla coppia di Greve, invieranno altri fiori, magari alla macelleria del figlio Giovambattista, come segno di riconoscimento.
"No, guardi, non ha importanza – si schermiscono loro – è un gesto che io e mia moglie lo rifaremmo ancora, noi siamo felici così, ricompensati con un grazie".
di Antonio Taddei
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