Cade da un olivo e sbatte la testa: ciclisti di passaggio salvano la vita a un giovane

Poi soccorso dal 118 e portato in ospedale: il racconto di chi si è trovato di fronte a un padre con il figlio fra le braccia

GREVE IN CHIANTI – La fredda cronaca parla di un padre con il figlio che, sabato 28 ottobre, sono intenti a brucare le olive lungo una strada che porta a Greve in Chianti.

 

All'improvviso un ramo si spezza, e il ragazzo cade e sbatte la testa. Attimi di panico, paura, terrore. Non risponde agli stimoli esterni. E' rimasto senza conoscenza.

 

Per fortuna, mentre si aspetta l'arrivo del 118, passano quattro ciclisti. Uno di loro svolge servizio a bordo delle ambulanze. Lo soccorrono (per fortuna oggi è fuori pericolo). Questo è il racconto di uno di loro.

 

E' una mattina fredda, nei prati tutt' intorno fa capolino il primissimo strato di brina, segno che l'inverno sta covando buone idee di fare la parte del leone, è una di quelle giornate che t'invitano a lasciare nei cassetti le divise da corsa indossate, sudate, lavate e asciugate in fretta nella torrida calura di un'intera estate e dirotta con insistenza verso un abbigliamento invernale decisamente più ingombrante, sicuramente più protettivo.

 

Sgambatura tra le foglie morte d'autunno, che tutto ha, eccetto il passo del "cazzeggio", in bicicletta la sfida è sempre in agguato e anche in compagnia, il gioco della competizione non si fa mai da parte.

 

Destinazione Chianti, terra d'uva e di vini pregiati, splendida cornice di una campagna che ogni volta pare disegnata o magari soltanto spruzzata a colpi di pennello da un pittore rinascimentale, venata di sfumature che mescolano in fretta i gialli della terra al rosso delle foglie a tratti il rosso della terra attiva la sua parte camaleontica e degrada nel giallo del fogliame degli alberi.

 

Il cremisi declina nel borgogna, lo chartreuse si macchia di falun, l'ambra s' intervalla all'alizarina, mentre la strada fa largo a copertoncini portati a pressione e fa scorrere sotto la spinta dei muscoli che fan forza sulle pedivelle, la perfezione di complicati mostri di tecnologia a due ruote, cromati in maniera variegata.

 

ROBERTO E JURY – Ciclisti di passaggio, angeli custodi

 

Passo del Sugame è la nostra cima Coppi, lo scollino di un giro in bicicletta, uno di quelli che a lungo hanno caratterizzato e continuano ad accompagnare le nostre uscite in gruppo, ora che l'agonismo vero si è fatto da parte è fantastico assaporare e respirare tutti gli odori della natura.

 

La campagna è capace di regalarne a centinaia e li diffonde tra catena, pignoni e raggi in movimento, quasi fosse un antico incensiere etrusco, il mosto selvatico ha un profumo così particolare che lo riconosci d' istinto in mezzo a tutti gli altri.

 

La terra non è avara, tutt'altro, da queste parti regala un aiuto fondamentale a chi della bicicletta è andato oltre una semplice passione e nel tempo l'ha trasformata in una fede, un mantra da seguire in ogni minimo dettaglio.

 

Qui un tempo zampillava una fonte d'acqua, nota ai più esperti in materia perché fu uno dei primi stabilimenti in Italia ad adottare la distribuzione in tetrapak come quella del latte, oggi purtroppo ha reclinato la testa per l'avanzare del mercato su larga diffusione.
 

 

Ognuno procede del suo passo, c'è chi risveglia un passato battagliero di atleta, chi interpreta la scalata un confronto con se stesso, l'importante è arrivare in cima. Imperativo non fermarsi a lungo per evitare che il corpo accaldato possa prendere freddo, quindi al valico solo il tempo d'indossare il gilet smanicato e poi in discesa fino a Greve in Chianti.
 

 

Le storie son rami che s'intrecciano a caso e nel tempo generano piante spettacolari, quelli antichi e ritorti si mescolano con i giovani e dritti e sembrano dar loro protezione, l'olivo è sicuramente tra quelli che seguono questa dottrina.

 

La vita che verrà è caso o magari fato, interpretando il volere degli Dei, quella passata, se ci voltiamo indietro è invece uno straordinario disegno che lascia spazio ad ogni interpretazione.

 

Tempo di raccolta delle olive, stagione d' imprevisti, a volte anche di avversità. Leonardo (il nome è di fantasia) non avrebbe mai immaginato che quel ramo dove si era arrampicato per facilitare il lavoro della brucatura, all'improvviso cedesse facendolo precipitare nel vuoto, all'indietro, spalle al suolo da quattro metri di altezza, un volo silenzioso della durata di un attimo, la botta, poi il nulla.

 

Dante (anche qui il nome è di fantasia) è suo padre, uomo che immagazzina in sé tutta la cultura contadina e i suoi fantastici segreti.

 

Inerme, impossibilitato a dire e a fare, un uomo sul ciglio della strada che sorregge la testa del figlio privo di sensi e chiede pietà, gli occhi che di colpo si sono rivoltati e mostrano solo la parte bianca del bulbo, il battito del cuore scarso, appena percettibile, la terra ha attutito in parte la caduta, ma non ha impedito alla testa di picchiarci contro.

 

Dante che si dispera, maledice quel giorno e forse anche quel Dio spesso presente che all'improvviso ha dimenticato suo figlio e l'ha abbandonato a se stesso nell'affrontare un destino avverso.

 

Jury è stato un corridore, gregario leale e prezioso, uno di quelli che non si è mai risparmiato per i capitani, che in certe occasioni gli han lasciato libero il terreno di caccia, per conquistare una tappa.

 

A volte la fatalità è un attimo, un battito di ciglia, la frazione infinitesimale di un secondo, la successione dei come, quando, dove e perché.

 

Sarebbe bastato un imprevisto, un ritardo o semplicemente che quel rigo scritto nel libro della vita non ancora sottolineato, non avesse coinciso con il contemporaneo passaggio di un improvvisato ciclista, oggi eccellente soccorritore di professione, con lo sventurato istante in cui la sorte tutto rovescia nella tranquilla giornata di un ragazzo che per sua sfortuna cade da un albero.

 

L'olivo è risaputo è simbolo di spiritualità e sacralità, da sempre considerato elemento di forza e purificazione.

 

Le lacrime di Dante, l'impotenza di un padre che si vede scappar via il regalo più bello del Dio dell'amore, han preso una direzione mirata incanalandosi tutte nella stessa direzione, sotto quell'olivo che la tradizione vuole essere nato dalla lancia di Atena conficcata nel terreno che si trasformò nella pianta che più di tutte incarna l'unione, l'armonia e la pace, è fonte di cibo e combustibile.

 

Forse era tutto già scritto, magari il finale della storia doveva essere proprio questo, un angelo caduto proprio nel punto in cui tutto, se non fosse successo, avrebbe preso aspetti e sembianze di tutt'altro tipo.

 

Uno schiaffo e poi un secondo, le mani che tastano gli arti per capire se non ci sono gravi lesioni, le dita che cercano il battito di un cuore che sta lottando contro se stesso e vuol sopravvivere ad ogni costo, gli occhi che all'improvviso si aprono e si fermano ad osservare i rami dell'olivo, quelli intrecciati negli anni e nei secoli, quelli che intersecano piccole e grandi storie, quelli che stringono all'improvviso, la più bella delle amicizie.

 

Roberto Checchi

di Redazione

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