CINTOIA (GREVE IN CHIANTI) – Il problema della mancanza di piogge, con la conseguente forte siccità che ha colpito quest’anno il Chianti (e non solo), ha messo a dura prova diverse famiglie.
In modo particolare chi l’acqua potabile la deve acquistare, seppure i tubi di Publiacqua siano a pochi metri da casa.
Siamo a Cintoia, piccola frazione di Greve in Chianti, esattamente in via di Cintoia bassa: sul lato della strada sono ben visibili sette tubi e un tombino dell’acquedotto, pronti per essere allacciati alle abitazioni.
"Fino a poco tempo fa – ci spiegano gli interessati – l’acqua ci arrivava da un piccolo acquedotto privato, alimentato da una sorgente del monte. Nel tempo la vena si è prosciugata e così siamo stati costretti a fare un deposito che, circa una volta al mese, riempiamo acquistando l’acqua da un privato pagando 370 euro a cisterna".
Per capire meglio, le abitazioni che si trovano in fondo alla valle sono servite da Publiaqua, così come le abitazioni lungo la Strada Provinciale 66, e loro che sono nel mezzo, con gli allacci pronti, devono acquistarla da un privato.
"E’ così – replicano – un paradosso! Pensi che avevamo pagato già le spese per l'allacciamento, i lavori erano stati eseguiti, poi ci hanno detto che non era più possibile e ci hanno restituito i soldi. E dire che accanto a noi c’è lo stabilimento dove era imbottigliata l’acqua minerale naturale della sorgente Cintoia, oggi in disuso. Ma che ancora, se va a vedere, sgorga e va a disperdersi nel torrente. Questa estate sono stati in molti a venire a prenderla a causa della siccità. Non le sembra un paradosso?".
"Fino ad oggi ci sono state fatte solo promesse – riprendono – dovevamo avere un incontro a settembre, ma nessuno, a oggi, ci ha interpellati".
Effettivamente la cosa è alquanto strana. Abbiamo così chiesto direttamente a Publiacqua una spiegazione, che puntualmente è arrivata.
"Più volte – spiega il gestore del servizio idrico – siamo stati dalle famiglie interessate per vedere come risolvere la questione, facendo vari preventivi e facendo presente quali erano le soluzioni tecniche possibili. Purtroppo la zona in questione è carente di acqua e qualunque allaccio nuovo è un pericolo".
In che senso? "E’ un pericolo per l’equilibrio del sistema, perché se in città sei nuove utenze non fanno nulla, in quella zona sei utenze in più fanno la differenza mettendo a rischio quelle già esistenti".
Quindi una soluzione è impossibile? "No, l’ultima proposta che è stata fatta è di procedere con l’allaccio all’acquedotto, però un po’ per non mettere in crisi gli altri, un po’ perché altrimenti faremmo un allaccio che non servirebbe a niente, poiché l’acqua non arriverebbe mai, devono provvedere alla strutturazione di un accumulo in proprio, ovvero ognuno si fornisce di un’autoclave. Ooppure possono fare un’autoclave condominiale. Questo consentirebbe di notte o nelle ore di minore consumo, di riempire le autoclavi e avere l’acqua per una certa continuità. Dunque massima disponibilità fa parte di Publiacqua, il preventivo è nelle loro mani, ma l’allaccio sarà possibile solo se si forniscono di autoclave".
La soluzione dunque sembra vicina: adesso spetta alle sei famiglie fare un ulteriore sforzo finale e poi, finalmente, ma sempre usando la massima attenzione agli sprechi, potranno dire addio all’autobotte dell’acqua privata.
di Antonio Taddei
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