GREVE IN CHIANTI – Sono critiche molto circostanziate quelle che il neonato Comitato per la Tutela del Territorio di Greve in Chianti muove ai nuovi strumenti urbanistici dei quali si sta dotando il Comune grevigiano.
"La lettura dei nuovi piani urbanistici che il Comune di Greve si accinge ad approvare nei prossimi giorni – dicono dal Comitato per la Tutela del Territorio di Greve in Chianti – mostra come l’amministrazione non abbia tenuto conto del profondo mutamento del mercato immobiliare, né della consapevolezza ambientale maturata negli ultimi anni in Italia e nel mondo".
"I piani – accusano – sembrano elaborati dieci o venti anni fa, quando ancora in Italia e nel Chianti il mercato immobiliare rappresentava una prospettiva di forti guadagni per le imprese e di significativi introiti per le pubbliche amministrazioni. Non tengono inoltre conto dell’andamento demografico nel comune di Greve che vede gli abitanti (e quindi il fabbisogno reale di abitazioni) diminuire costantemente da ormai diversi anni".
"In contrasto con quanto più volte ripetuto dall’amministrazione – rilanciano – il nuovo piano non è affatto a volumi zero. Nei cinque anni di validità, il nuovo Piano Operativo prevede l’edificazione di oltre la metà dell’intera previsione del Piano Strutturale, che può avere una durata anche di 20 anni, con una pesante ipoteca per le prossime amministrazioni. Sembra che l’amministrazione abbia fretta, in questo ultimo anno di mandato, di riscuotere i consensi da parte dei soggetti beneficiati".
"Le nuove previsioni edificatorie – sottolineano – si concentrano soprattutto nelle frazioni di Strada, Chiocchio, Presura, Santa Cristina, San Polo, frazioni che già allo stato attuale soffrono di cronica carenza di servizi".
"In generale – rilanciano – il nuovo Piano Operativo consente l’edificazione di oltre 14.000 metri quadri di superficie residenziale, corrispondenti a 164 alloggi di cui oltre 10.000 metri quadri da nuova costruzione. Molti di questi si collocheranno in aree esterne ai centri abitati e quindi a destinazione agricola".
Spiegano anche che "il nuovo piano conferma anche le previsioni edificatorie del precedente regolamento urbanistico del 2003 o delle sue varianti ancora non realizzate. Alcuni di questi piani attuativi (via Danimarca a Greve – 26 alloggi – e via Robbiana a San Polo – 16 alloggi) sono stati adottati a maggioranza dal consiglio comunale solo pochi mesi fa, come se si volesse sgravare i nuovi strumenti urbanistici di queste previsioni, e sono attualmente fermi per le critiche pervenute dalla Regione. Tali previsioni assommano complessivamente a diverse centinaia di nuovi alloggi che non sono considerati nel dimensionamento del nuovo piano, sulla cui base vengono per legge determinati i servizi (aree a verde, scuole) da realizzare".
"Il calcolo delle nuove volumetrie – accusano ancora – non tiene conto inoltre di quelle che deriveranno dalle ristrutturazioni edilizie con cambio di destinazione d'uso né degli ampliamenti che saranno consentiti per alcune tipologie di edifici. In particolare, nella grande maggioranza degli edifici esistenti sarà ammessa l’aggiunta di verande, la chiusura di logge e, per le residenze, l’aumento di 25 metri quadri di superficie per ogni unità abitativa oppure l’aggiunta di spazi pertinenziali; negli edifici più recenti sarà inoltre ammesso l’aumento della superficie utile fino al 35% e l’aumento dell’altezza fino a un metro".
"Nei centri abitati – dicono ancora – le abitazioni interessate a tutto ciò sono numerose centinaia: consentire l’aumento del 35% della superficie può corrispondere ad una crescita del carico urbanistico (quindi esigenze in termini di acqua, trasporti, giardini pubblici, scuole) estremamente rilevante".
"È questa – concludono con una domana – la politica dei volumi zero propagandata in campagna elettorale dall’attuale maggioranza? La risposta, per quanto ci riguarda, è no. Questa amministrazione non ha saputo immaginare niente di nuovo rispetto alla logica dominante, a Greve come altrove, fino a qualche decennio fa, della cementificazione. Mentre invece uno sviluppo reale, duraturo, sostenibile per il territorio e i cittadini che lo abitano avrebbe avuto necessità di ben altre e virtuose idee e sensibilità".
di Redazione
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