La lettera: “Vi racconto quei minuti, quando la pepita di rame di Impruneta venne scoperta”

Dopo la querelle di questi giorni, la testimonianza di Luigi Micheli: "Sono Bruno Prosperi, Mauro Matteuzzi e Paolo Turchi gli scopritori della bellissima pepita. Ecco come andò..."

Sono Luigi Micheli e da molti anni faccio parte dell’Associazione Sassineri di Impruneta.

L’associazione Sassineri è nata e opera per valorizzare le risorse paesaggistiche, botaniche, storiche del territorio imprunetino. Insomma opera ed è attiva nel campo dei Beni Comuni.

Ed è proprio per l’immenso valore dei Beni Comuni che mi preme intervenire. La storia del ritrovamento della grande pepita di rame è infatti una bellissima storia di persone che hanno seguito come priorità il Bene Comune. E io ne sono stato il testimone.

È per questo che ritengo opportuno intervenire stimolato dall’intervento sul vostro giornale della signora Silvia Ognibene.

Altra breve premessa, l’Associazione Sassineri, diversi anni fa e grazie al suo presidente Franco Casini, ha svolto importanti ricerche d’archivio sulla storia dell’estrazione del rame a Impruneta, ricerche che sono sfociate in diverse mostre e iniziative a favore della cittadinanza.

Questo ha stimolato la passione di diversi imprunetini nel campo della ricerca dei minerali.

Tra questi Bruno Prosperi, grande persona, che ci ha lasciato la sua collezione di minerali imprunetini.

E proprio Bruno Prosperi con Mauro Matteuzzi e Paolo Turchi sono gli scopritori della bellissima pepita. Sì, sono stati loro.

“Fummo noi a scoprire la pepita di rame. Chi parla oggi ha scarsa conoscenza dei fatti reali”

La bella storia è questa: una volta scoperta, Paolo Turchi mi avverte e mi precipito sul posto con la videocamera (conservo il video della scoperta e del suo recupero).

Siccome la pepita è molto pesante gli scopritori avevano contattato Adelmo Rossi, nonno della signora Silvia, e i suoi soci, Nello
Corzani ed Enzo Mazzocchi, in quanto proprietari del vicino agriturismo (edificio costruito dalla Società Mineraria che aveva iniziato importanti saggi minerari all’inizio del 900) e soprattutto dotati dei macchinari per estrarre e trasportare la pepita.

Nel frattempo, con l’accordo di tutti i presenti, telefonavo al Museo mineralogico di Firenze per la presa in carico della pepita, (un blocco di rame di quelle dimensioni si può considerare per legge di proprietà pubblica).

Il Museo Mineralogico era però in fase di ristrutturazione e non potevano intervenire. Quindi cosa si fa?

E qui inizia, a mio avviso, la bellissima storia. Accordo verbale tra gli scopritori e i soci dell’agriturismo che hanno contribuito al recupero: che la pepita sia esposta nel parcheggio dell’agriturismo ma che sia visibile da tutti e nel caso di vendita dell’agriturismo che venga donata al Comune.

E così la pepita, grazie ad Adelmo Rossi, è stata visibile da tutti per diversi anni nel parcheggio dell’agriturismo che, tra l’altro occorre mettere in evidenza, pur essendo proprietà privata, non era stato recintato.

Dopo qualche anno Adelmo Rossi e soci decidono di vendere l’agriturismo e cosa fanno? Rivendono la pepita? Vale molto, sarebbe un buon affare. Neanche per sogno, rispettano i patti verbali e decidono di donarla al Comune. Dei veri signori!

Vengo contattato per attivare le procedure burocratiche con il Comune e mi reco dal segretario comunale, ma… c’è un ma: il valore della pepita deve essere quantificato prima della donazione.

Perizie giurate? Complicazioni burocratiche a spese del donatore e del Comune? Tutto si risolve grazie all’intervento di un’altra persona che ha a cuore il Bene Comune: il professore Marcello Mellini, docente di Mineralogia dell’Università di Siena. Il professore si offre di certificare gratuitamente il valore della pepita.

E così, come attesta la ricevuta in possesso della signora Silvia Ognibene, la pepita è diventata formalmente Bene Comune. Ma lo è sempre stata Bene Comune!

Grazie alla correttezza di Bruno Prosperi, Mauro Matteuzzi, Paolo Turchi, Adelmo Rossi, Nello Corzani, e Enzo Mazzocchi.

Un ringraziamento va riconosciuto anche al sindaco Riccardo Lazzerini, perché è grazie al suo impegno, con tutte le beghe che ha un sindaco, se la pepita di rame è oggi ben visibile.

Non è piaggeria, non sono più residente a Impruneta quindi non faccio più parte delle liste elettorali… .

Concordo assolutamente con la signora Silvia perché penso sia doveroso aggiungere una targa di ringraziamento al suo nonno e ai soci dell’agriturismo.

Sono geologo, appassionato delle storie di ricerca mineraria e di minerali. Mi piace cercarli, ma mai e dico mai mi è riuscito di trovare un granellino di rame nativo dell’Impruneta. Non importa, ora in piazza c’è un’incredibile pepita da ammirare.

Ringrazio per l’attenzione.

Luigi Micheli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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