Una lunga tournee in Asia, per conoscere da vicino uno dei mercati emergenti. Una sorta di “nuovo mondo” per chi produce vino, da scoprire per capirne sfumature e dettagli.
Al ritorno Il Gazzettino del Chianti e delle colline fiorentine intervista il direttore del Consorzio Vino Chianti Classico, Giuseppe Liberatore (in foto sopra).
Dottor Liberatore, il Consorzio Vino Chianti Classico è appena tornato da una lunga “missione” in Asia. Ce la può spiegare?
“A inizio novembre siamo partiti insieme ad alcuni produttori per una tournèe in Asia che si è sviluppata in diversi appuntamenti dedicati ai mercati più strategici di questo continente. In particolare abbiamo partecipato alla prima edizione della fiera “Vin China” di Pechino con 16 diverse aziende che hanno potuto far assaggiare a un pubblico altamente qualificato le loro etichette dal 4 al 6 novembre. Il giorno dopo, il 7 novembre, il Gallo Nero è stato protagonista a Ningbo nella prima tappa di un road show che ha portato in giro per la Cina il Consorzio per far conoscere la nostra denominazione in altri due appuntamenti (9 novembre Chengdu; 11 novembre Xiamen) dedicati a operatori e stampa specializzata. Dall’8 al 10 novembre invece 25 diversi produttori di Chianti Classico hanno riscosso un grande successo di critica e pubblico del settore alla International Wine & Spirits Fair (Fiera internazionale del vino e delle bevande alcoliche), giunta quest’anno alla 5^ edizione ed organizzata dall’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC). Pochi giorni dopo il Consorzio insieme a 19 aziende e ai colleghi del Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore ha dato vita in Giappone all’ultima tappa del progetto pluriennale “The Italian Wine Master” che nell’ultima tappa ha confermato i numeri davvero importanti registrati nell’ultimo triennio. A Tokio il 13 novembre sono venuti ad assaggiare i nostri vini circa 500 dei più selezionati operatori della capitale nipponica. Tra questi ognuna delle quattro denominazioni ha eletto il suo “wine ambassador” al termine di una prova che ha testato i concorrenti (soprattutto sommelier) sulla conoscenza delle quattro denominazioni. Il 15 novembre la torunèe si è chiusa in Corea del Sud con una giornata dedicata ai vini toscani organizzata dalla Camera di Commercio di Siena, con il supporto tecnico-organizzativo di Promosiena SpA, e in compartecipazione con Toscana Promozione”.
Che tipo di mercato è quello asiatico? Quali le attese nei confronti di vino (e anche olio?) Chianti Classico?
“Se il Giappone ci conosce e apprezza ormai da molti anni, negli ultimi anni abbiamo avuto sempre riscontri positivi anche dagli altri principali mercati asiatici e ce ne aspettiamo altrettanti in futuro. Le proiezioni più recenti indicano che il consumo di vino in Asia, Giappone incluso, raddoppieranno entro il 2017, raggiungendo il livello di 2,7 miliardi di dollari. Portare qui i nostri soci, quindi, vuol dire aprire loro una finestra su mercati decisamente interessanti, che potrebbero dare un ulteriore stimolo a una ripresa che finalmente sembra delinearsi in maniera netta, grazie soprattutto ai mercati extra Ue. Aprire un varco importante in Asia con i nostri vini servirà sicuramente a far conoscere e apprezzare meglio in futuro anche il nostro olio”.
Quali i passi che deve fare un imprenditore vitivinicolo del Chianti Classico che volesse commerciare con quella parte di mondo?
“La Cina è un mercato particolare, ma siamo sicuri che possiamo contare sulle nostre peculiarità per avere successo anche qui. Oltre alla grande qualità dei nostri prodotti abbiamo la fortuna di avere una storia da raccontare, fatta di un territorio vocato da sempre alla produzione del vino, di esperienze umane tramandate e affinate nel tempo, di un’imprenditoria agricola all’avanguardia che non si adagia sull’inestimabile ricchezza che il patrimonio naturale le ha donato ma va avanti per conservare e valorizzare al meglio questo patrimonio. Credo quindi che abbiamo la fortuna di doverci inventare poco per conquistare i consumatori di tutto il mondo: raccontiamo chi siamo e da dove veniamo e facciamo assaggiare i nostri vini. Naturalmente tutto questo deve essere accompagnato da una intraprendenza commerciale che non presuppone però una struttura aziendale particolarmente importante. Con le iniziative organizzate in Asia in questi anni e con quelle future il Consorzio da la possibilità anche alle piccole aziende di provare a farsi conoscere nei mercati più lontani e difficili da raggiungere e conquistare in maniera autonoma per molte cantine”.
E come Consorzio, farete altre “missioni asiatiche” nel 2013?
“Per il momento abbiamo già un programma un nuovo roadshow in Cina e l’organizzazione di un seminario a Hong Kong per il novembre 2013, oltre al fatto che per la prossima Chianti Classico Collection (Firenze, 18/20 febbraio) la lista di ospiti provenienti dall’Asia è cresciuta rispetto agli scorsi anjni e durante tutto l’anno il Consorzio ospita sempre più spesso operatori e stampa asiatica per incoming conoscitivi sulla denominazione direttamente nel nostro territorio di produzione”.
Matteo Pucci
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IL CHIANTI CLASSICO
Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.
Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.
Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.
Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo. Info: www.chianticlassico.com.



































