Si sale su, verso Barbischio, una frazione del comune di Gaiole in Chianti, e sembra di entrare in una sorta di medioevo moderno: poi una curva a gomito, sulla destra. E si sale ancora, e ancora, fino a scollinare: e di là, un panorama mozzafiato. In fondo a una discesa, appollaiata su un costone di Chianti, c’è l’Agricola Casa al Vento.
Ad accoglierci c’è il giovanissimo enologo dell’azienda, Francesco Villa, 28 anni (il consulente esterno è Stefano Chioccioli). Mentre aspettiamo Francesco Gioffreda, proprietario assieme alla sua famiglia di questo splendida porzione di Chianti, ci racconta la filosofia che c’è dietro ai suoi vini: “L’azienda è certificata bio per quasi tutta la sua totalità.: una scelta fatta con grande convinzione dalla proprietà, che ha voluto investire su questo. In totale sono 15 ettari, di cui circa 6 vitati,mentre gli olivi sono circa 2.500″.
“Abbiamo la fortuna di avere un’azienda piccola ma esposta su due versanti – continua Villa – Possiamo distinguere anche vigna per vigna, tipo i “cru” francesi: raccogliamo tutto separatamente e poi si decide come tagliare i vini. In questo modo si gestisce bene la parte viticola, quella di cantina, e quella commerciale”.
Arriva Francesco Gioffreda: “Per rimanere legati alla tradizione abbiamo scelto di fare un Chianti Classico con il 100% di uva Sangiovese, riconosciuto come vitigno autentico anche a livello internazionale. Una scelta importante, che serve ad identificare il prodotto: arrivo adesso da Amsterdam, dove la maggior parte di degustatori ci dice di essere stufa del blend di prodotti tipici con vitigni di altra estrazione”.
Poi ci spiega la scelta-bio: “La scelta del biologico è dovuta al rispetto del territorio e, in prospettiva futura, sono profondamente convinto che il vino e i prodotti della terra andranno in quella direzione. Rispetto nei confronti del territorio e della salute: questo ci chiederà in maniera molto convinta il mercato nei prossimi anni”.
Francesco si occupa anche della parte commerciale: “Vendiamo in Germania e Stati Uniti d’America, Russia. Ma anche Canada, Nuova Zelanda, Brasile, Azerbajian, Polonia, Danimarca, Olanda, Finlandia, Francia, Inghilterra, Repubblica Ceca. Negli ultimi mesi sono stato in Polonia, Stati Uniti, Russia, Olanda, in incontri diretti con importatori e potenziali importatori. Negli Usa, dove lavoriamo abbastanza bene, mi sono reso conto che c’è ancora un potenziale enorme: bisogna lavorare sugli importatori. Chi pensa che può vendere il vino senza fare sforzo perchè ha il marchio del Chianti Classico è un pazzo: devi portare il tuo prodotto in giro e spiegare perchè lo ritieni il migliore. Il Consorzio poi deve fare la sua parte per proteggere il marchio dalla speculazione”.
“Produciamo circa 26.000 bottiglie di Chianti Classico e 6.000 di Riserva – ci spiega ancora – Di Igt circa 5.000 bottiglie. Se un’azienda lavora bene deve essere riconoscibile perchè lavora bene. Nel mondo “Chianti” è più conosciuto di “Chianti Classico”. Distinguersi come Gallo Nero è una soluzione? Sì, è uno dei temi che ho fortemente sponsorizzato”.
Si gira il mondo, ma si vende anche direttamente sul posto: “La forza commerciale della nostra azienda – evidenzia il proprietario – è anche quella che nasce proponendo il nostro vino direttamente agli ospiti dell’agriturismo, in modo che si possa generare un passaparola: chi dorme da noi dovrebbe essere messo nella condizione di portare via il vino e diventare poi un cliente. In tutta Italia siamo a posto per quanto riguarda le spedizioni, ci stiamo organizzando anche all’estero. Ogni anno ci sono in casa nostra 2.000 potenziali clienti”.
Sulla soddisfazione massima Gioffreda non ha dubbi: “L’autenticità è il complimento che più mi piace: quando bevono e si sentono nel Chianti per me è il massimo. Abbiamo anche la nostra piccola linea di imbottigliamento: questo ci permette di avere maggiore elasticità. Proponiamo anche una Magnum, ma con un principio diverso dal solito, conviviale invece che di elite. Anche qui 100% Sangiovese per dare ulteriore valore al vitigno, che in questo caso è più fresco (non passa dalle barrique), di beva più facile. E’ un esperimento che è andato bene e che molto probabilmente svilupperemo anche in versione bordolese”.
Poi chiude raccontandoci l’importanza dell’uva per Casa al Vento, dove i grappoli vengono visti un po’ come il maiale dei nostri nonni: non si butta via davvero nulla. “Il concetto del benessere – dice Francesco – è un altro argomento centrale e non casuale. E’ legato all’uva e a tutti gli usi rivolti all’uva: noi cerchiamo di farne un utilizzo globale. Così come ai tempi dei romani veniva utilizzata anche a fini terapeutici, il prodotto principe del nostro territorio, oltre a diventare vino, deve essere utilizzato nella ristorazione, nei wine tour aziendali (chi viene da noi impara a riconoscere il Chianti Classico, il biologico), nei bagni al vino, in prodotti cosmetici. L’uva è un prodotto della natura, che se usato naturalmente dà risultati eccezionali”.
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IL CHIANTI CLASSICO
Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.
Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.
Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.
Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo. Info: www.chianticlassico.com.



































