Si sale su, verso Lamole, il “tetto” del Chianti: qui nascono alcuni fra i nostri vini più “elevati”, sia in termini di gusto che di altitudine. Lungo la strada, sulla sinistra, a un tratto si erge un piccolo borgo, nobilitato da una vecchia villa che presto potrebbe diventare luogo di accoglienza per i turisti di tutto il mondo.
Eccoci arrivati all’azienda agricola “Castellinuzza”: il proprietario è Andrea Cinuzzi (in foto), ingegnere edile con sede a Roma e cantieri in tutto il mondo. Viene spesso a Lamole, il legame con questo luogo è forte. “Da circa due anni – ci spiega Cinuzzi – è scomparso mio padre Giuseppe che ha condotto l’azienda con cura, amore e competenza. Amore viscerale che lo ha portato a dedicare tutta la sua vita al mantenimento e alla conservazione della nostra piccola proprietà che ci è stata tramandata nel corso dei secoli dai nostri avi”.
Ci racconta che il padre è stato “ agronomo, ha lavorato fino alla data della pensione come dirigente dell’Ente Maremma (Ente di Sviluppo dell’Agro Pontino), curando personalmente l’aspetto enologico”.
“I miei avi – spiega tornando alla Castellinuzza – hanno sempre prodotto vino ed olio dalla data di acquisto dell’azienda. Che risale al 1600 come documentato dall’atto di proprietà e dai numerosi testamenti, gelosamente conservati in azienda e redatti nel corso dei secoli”.
A tale proposito l’azienda, come riconoscimento per l’attività svolta nel corso dei secoli e “a testimonianza della grande tradizione imprenditoriale e dell’impegno per lo sviluppo dell’agricoltura toscana” è stata insignita, durante la cerimonia tenutasi nel settembre del 2011 all’Università di Agraria di Firenze, dell’attestato di “Impresa Storica”.
“Io – sottolinea Cinuzzi – purtroppo (o… per fortuna sotto altri punti di vista), mi occupo di tutt’altre cose. Ma l’impegno morale, il profondo rispetto e la riconoscenza verso i miei predecessori mi stimola e mi conferisce il dovuto entusiasmo per cercare di mantenere e migliorare l’azienda. Non essendo competente del mestiere mi sono perciò avvalso di tecnici competenti nei rispettivi campi: in particolare si occupa dell’azienda uno dei migliori agronomi presenti nella zona (il dottor Roberto Rappuoli) e della lavorazione del vino un enologo di livello internazionale (il dottor Vittorio Fiore). Allo stesso tempo ho iniziato un programma per il recupero dell’antica tradizione vinicola che, anche se anacronistico dato i tempi, si avvaleva di botti in legno e ambienti con temperatura costante e privi di umidità per la stagionatura e l’affinamento del vino”.
Perchè qui i progetti per il futuro… fervono: “E’ infatti attualmente in fase di completamento la ristrutturazione dell’antica cantina del 1700 – ci spiega Cinuzzi – per l’allocazione di nuove botti in rovere in sostituzione di quelle ormai inutilizzate. Inoltre per quanto attiene il programma di valorizzazione ambientale è attualmente in corso la ristrutturazione dell’antica casa padronale (villa del 1800 in chiaro stile rinascimentale) dove sono previste otto camere con bagno e stanze comuni per attività libere”.
Dal punto di vista enologico ci spiega che “il vino prodotto esclusivamente nell’azienda viene imbottigliato non prima di due anni dalla data di vendemmia e affinato per almeno tre mesi in bottiglie bordolesi prima di essere definitivamente immesso sul mercato. I vigneti sono localizzati su un poggetto che risulta costantemente soleggiato e ventilato. Il terreno è costituito da argillo-scisti con spiccate capacità drenanti, che esaltano le caratteristiche organolettiche dell’uva e gli conferiscono il tipico sapore di giaggiolo e mammola caratteristico del vino della Castellinuzza”.
Venendo agli olivi invece, ci racconta che “nell’azienda viene inoltre prodotto olio di alta qualità che presenta valori nulli di acidità volatile, data l’altezza del luogo di produzione (circa 500 metri), e che possiede un sapore robusto e forte in virtù della qualità degli ulivi in prevalenza leccini e morellini situati su terrazzamenti che degradano costantemente lungo due lati del piccolo poggio dove è situata l’azienda”.
C’èqualcosa di magico e di antico inquesto luogo, in cui si respira la storia. Sulle case rurali spicca lo stemma in pietra della famiglia, di antica origine senese. “Lo stesso stemma – ci spiega salutandoci Cinuzzi – è infatti presente nella sala del consiglio del Comune di Siena essendo i Cinuzzi discendenti diretti di Marcantonio Cinuzzi, poeta membro dell’Accademia degli Intronati e figlio di Mariano, erede di una famiglia della nobiltà , iscritta al “monte” dei gentiluomini”.
Matteo Pucci
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IL CHIANTI CLASSICO
Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.
Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.
Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.
Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo. Info: www.chianticlassico.com.



































