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sabato 24 Gennaio 2026
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    Terre di Melazzano: la svolta giovane, creativa e testarda, di Chiara e Andrea

    La svolta ha i volti sorridenti di Chiara Falciani (28 anni) e Andrea Pirovano (32 anni): Terre di Melazzano, bellissima azienda familiare affacciata su Greve in Chianti, oggi la gestiscono loro assieme al padre di Chiara, Andrea Falciani.

    “L’azienda – ci racconta Chiara – è nata con mio nonno, Piero Giulio Falciani, che ha acquistato attorno al ’58-’59. Inizialmente faceva attività di produzione e vinificazione. Ha portato avanti l’azienda e, attorno al ’90, l’ha rilevata mio padre, trasformando le case coloniche in appartamenti. Man mano abbiamo creato tutto lo spazio esterno, di anno in anno modificando e ampliando la parte agricola e agrituristica. Ricordo che per l’agriturismo siamo stati davvero fra i primi, tanto che avevamo la licenza numero 2 del comune di Greve in Chianti. Tre anni fa io ho iniziato a lavorarci a tempo pieno (da 15-16 anni mi sono interessata all’agriturismo), occupandomi anche della commercializzazione del vino. Da un anno, gennaio 2012, è entrato in società anche Andrea”.

    Progetto di vita, progetto aziendale: termini che si fondono, senza sapere dove finisce l’uno e inizia l’altro. Hanno le idee molto chiare Andrea e Chiara: “Cerchiamo di valorizzare il nostro prodotto anche dal punto di vista della commercializzazione, sia in Italia che all’estero. Per questo abbiamo creato nuove etichette, quella del Chianti Classico vuole essere significativa del vino e di noi tre. Questo vino nasce da un’idea condivisa da tutti e tre fin dal momento della vendemmia e della vinificazione: condivisa dalla famiglia”.

    Adesso stanno sperimentando, in particolare sul lato commerciale: “Per la prima volta siamo andati negli Usa, a novembre scorso siamo stati in Giappone. Il vino Chianti Classico è super conosciuto ma c’è anche tanta concorrenza: ci stiamo differenziando sia nella vinificazione, con metodi innovativi, che nella commercializzazione”.

    “La filosofia di base – sottolinea Andrea – è quella di unire l’esperienza del padre di Chiara a quello che ho studiato io. E’ il primo anno in cui stiamo facendo il passaggio al biologico: una scelta che nasce dal fatto di non aver mai lavorato molto sul chimico, quindi abbiamo pensato di renderla visibile a tutti gli effetti al cliente finale. Noi viviamo in azienda, non possiamo certo pensare di contaminare il mondo in cui stiamo: in prospettiva dell’abbattimento dei livelli di CO2 abbiamo installato i pannelli fotovoltaici, siamo autonomi su agriturismo e cantina. Su questo concetto abbiamo intrapreso il percorso di un vino senza solfiti, un Igt Toscano Rosso. Sono pochi in Toscana, forse nella zona del Chianti Classico siamo i primi a proporlo: 100% Sangiovese. Tradizione e innovazione: questo vino sta facendo affinamento in acciaio, l’idea è di andare in bottiglia abbastanza presto con l’inizio della primavera 2013. E’ un vino che deve tenere i profumi primari dell’uva. Si valutano anche i metodi di lavorazione, ci mettiamo alla prova”.

    L’azienda è 45 ettari, di cui 22 a vigneto e 3 ettari a olivo. In vigna Sangiovese, Colorino, Merlot e Cabernet Franc. Chianti Classico? 90% Sangiovese, 5% Colorino-Canaiolo e un po’ di Merlot. Potenzialmente qui si può arrivare a 120mila bottiglie,  oggi ne imbottigliano 40mila.

    Hanno iniziato un percorso in tempi non proprio floridi. “Ma forse – rilanciano – è anche più stimolante. Da un lato mette un po’ di timore, ma dall’altro ci dà grande spinta. Alcuni anni fa forse era più semplice, adesso non si vende solo il prodotto, l’immagine, ma ci vuole qualcosa  in più: capacità, tenacia, faccia tosta. Sensazioni dal primo tour all’estero? E’ servito a capire come funzionano le cose: c’erano delle degustazioni organizzate a New York e San Franciso dal Consorzio del Vino Chianti Classico. E’ una bella esperienza, ti metti alla prova su un mondo sconosciuto, giochi fuori casa, giri con aziende che lo fanno da tempo. Poi siamo andati a novembre in Giappone ed eravamo già più sicuri di noi stessi e di quello che proponevamo. Sono esperienze importanti per l’azienda e formative per noi. Il nostro è un progetto che va costruito mattone su mattone. In cui bisogna esserci in prima persona… in prima fila”.

    Fondamentale per Terre di Melazzano è l’agriturismo: “Abbiamo iniziato nel ’90-’91 e abbiamo ancora dei clienti che vengono da allora. Portando addirittura figli e nipoti: prevalentemente tedeschi, olandesi e austriaci. C’è una coppia tedesca che viene tre volte all’anno. Stiamo stringendo sempre di più il legame fra il turista e il vino: gli mostriamo i vari passaggi e quant’altro”.

    La stagione arriva fino a settembre, quando c’è l’Expo del Chianti Classico in piazza a Greve:  “E’ una bella manifestazione, il mese è sempre pieno anche in  agriturismo: tornano dagli Usa, dall’Australia per la vendemmia e l’Expo. E’ a metà fra la rassegna tecnica e la festa paesana. E poi c’è una bella atmosfera di paese in festa, piace tantissimo”.

    “Vogliamo andare avanti su due strade diverse ma vicine – concludono – l’agriturismo e l’azienda agricola. Potenziando ciascuna delle due e sviluppandole secondo le necessità, dando qualcosa in più rispetto agli altri. Portando nuove attività collaterali in agriturismo; innovazione continua della parte enologica, soprattutto sulla vinificazione, e rendendo al massimo sulla commercializzazione. Come famiglia che tratta tutto dalla A alla Z. Speriamo che arrivi un punto in cui serva un aiuto da parte di collaboratori. Noi non siamo imprenditori che hanno acquistato un’azienda per investimento o chi va in azienda una volta al mese: noi apriamo il cancello ogni mattina”.

    Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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