VERTINE (GAIOLE IN CHIANTI) – I proprietari (Dan e Ellen Lugosch) sono della costa est degli Stati Uniti: qui a “La Porta di Vertine” vengono con grande piacere e passione, ma non ci sono spessissimo.
Avevano l’idea di iniziare a fare del vino, hanno iniziato a cercare in Napa Valley e California. Poi sono venuti a trovare un loro amico che ha la casa lì sopra, in questo spicchio clamoroso di Chianti nel comune di Gaiole, hanno sentito che vendevano la casa di fronte ed hanno comprato.
Hanno acquistato casa, vigna e oliveto: il proprietario aveva una piccolissima azienda agricola, Ca’ del Tondo che aveva anche vigne in affitto. Punto di partenza: 3 ettari di proprietà, 2 in affito, e cantina in affitto (si era nel 2007).
Poi nel 2007 hanno acquistato ad Adine (collina di fianco al Castello di Ama, dove sono iniziati i lavori per la nuova cantina) altri 5 ettari di vigna. Ad oggi in tutto “La Porta di Vertine” conta 14 ettari in totale, per una produzione sulle sulle 35mila bottiglie.
A gestire il tutto sono Giacomo Mastretta, enologo e Jacy Farrell, responsabile amministrativa e commerciale. Li incontriamo fra i “sassi” di Vertine.
“La passione per il vino – dicono riferendosi alla proprietà – ce l’hanno da sempre, come quella de buon mangiare e del buon bere. L’hanno unita a quella della Toscana e… eccoci qua”.
“Siamo partiti con una vigna – ricorda Mastretta – quella di proprietà, a 500 metri. Bellissima: un anfiteatro, microclima chiuso e particolare, forti pendenze, tantissimi sassi, terreni poveri, tutto Sangiovese. E questo dà la concentrazione,mentre l’altitudine dà finezza. Anche quando la pianta entra in stress la notte può riposare, non brucia aromi e acidità”.
“A quel punto c’era carta bianca – continua – per l’affitto abbiamo scelto una vigna un po’ lontana ma anch’essa bellissima (Sangiovese, Colorino, Merlot): 520 metri, in mezzo a un bosco, perfetto come la nostra per l’agricoltura biologica, per la quale è perfetta la biodiversità. Ci devono essere vigna, bosco, olivo, … . Abbiamo un agronomo, Ruggero Mazzilli, che è stupendo, che ha fondato la stazione sperimentale di Panzano. Chi lavora per questa azienda è molto coinvolto, la componente di metterci del proprio c’è sempre stata”.
Perchè il percorso è iniziato davvero affondando le mani nella terra: “Non è che siamo partiti con un’idea di vino, ma con un’idea di vigna, con l’idea della viticoltura biologica per dare più vita e complessità ai suoi e quindi ai vini. E quel che è venuto fuori è stato un vino che ha sorpreso anche noi: si lavora con il Sangiovese”.
L’enologo è piemontese: ha preso il diploma a Montpellier, ha lavorato all’estero “e quando sono tornato – dice – sono venuto direttamente in Toscana”.
Il versante commerciale? “Questo – risponde Jacy – è un buon momento di visibilità e di scoperta per questi vini, e quindi vanno abbastanza bene. Siamo partiti da zero: vendiamo in Giappone, Hong Kong, Cina, Australia, Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera, Germania. In Italia per noi il grosso è la Toscana. Diciamo 60% estero, 40% Italia. Prima era sempre 50% e 50%”.
Anche perchè… “abbiamo iniziato a commerciare il vino nel 2008, quindi in piena crisi. E siamo sempre cresciuti. Il fare vino biologico e naturale ci ha aiutato di riflesso, anche se non abbiamo grande impostazione di marketing. Vado direttamente io alle fiere, a raccontare il vino: il lavoro è stagionale, per alcuni periodi sono sempre in giro”.
Le fiere di riferimento? Vinitaly (Vivit, padiglione vini naturali); Pro weine; Millesime Bio a Montpellier; tante piccole rassegne italiane.
“E’ solo dal 2010 – sottolineano – che scriviamo che il vino è biologico in etichetta: quando siamo usciti si voleva fare vino e basta, per noi il biologico era l’unico modo di fare vino. Ora che l’azienda ha una sua fisionomia e identità lo possiamo scrivere anche in etichetta.
Ci parlano della gamma dei vini de “La Porta di Vertine”: “Un buon 90% di Sangiovese e un minimo di Canaiolo e Colorino. La Riserva è Sangiovese in purezza. L’Igt è più Merlot che Carbernet Sauvignon. Il Rosato è Sangiovese. Il vino di qualità deve avere delle storie da raccontare, ha bisogno di classificazioni, di materiale serio su cui lavorare. Ci sono un sacco di differenze fra terreni, altitudine, esposizione”.
Perchè i proprietari chiedono autenticità, delle persone e del prodotto: che alla fine è la cosa più facile da raccontare.
Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL CHIANTI CLASSICO
Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.
Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.
Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.
Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo. Info: www.chianticlassico.com.



































