BAGNO A RIPOLI – “Al consiglio comunale di mercoledì scorso abbiamo fatto una domanda di attualità sull’intervento che è cominciato lunedì, nel giardino della scuola “Masi”, a Bubé, per eliminare la prima parte del tombamento del fosso delle Fonti”.
Inizia così la riflessione della consigliera comunale di Per Una Cittadinanza Attiva, Sonia Redini, dopo gli ultimi eventi alluvionali e le prime operazioni poste in essere dall’amministrazione comunale ripolese.
“Un lavoro corretto ma non certo tempestivo – aggiunge Redini – come lo ha definito il sindaco! Tanto è vero che era già previsto fra i 13 progetti, concordati tra Comune, Consorzio e Genio civile a dicembre 2022, che l’allora assessore, oggi sindaco, aveva denominato “anti allagamenti”. Se anche soltanto quelli sul fosso di Montauto e delle Fonti fossero stati realizzati, gli allagamenti in via Pian di Grassina il 14 marzo non ci sarebbero stati”.
“E la conferma – accusa – viene dal sindaco stesso quando ha detto che per avere un progetto ed indire una gara servono 2 anni. Che ci sarebbero stati! Sì – si dirà – ma le risorse? Si sarebbero potute trovare allora come si pensa di trovarle adesso”.
“Anzi, ora, senza progetto e senza gara, siamo a fare un affidamento diretto a due ditte – sottolinea Redini – la Rosi Leopoldo e la ACER, e i costi non sono ancora quantificabili. Dal 2022 avremmo potuto fare una gara d’appalto, con un ribasso d’asta e magari risparmiare e ci sarebbe stato il tempo di fare un lavoro non frettoloso”.
“Insomma, meglio tardi che mai – riflette – ma forse a discapito della trasparenza e dei danni, subiti dagli stessi cittadini nelle stesse zone”.
“E, per dire le cose come stanno fino in fondo – rilancia la consigliera comunale di Cittadinanza Attiva – se questa volta non ci sono stati allagamenti ad Antella è anche grazie ai lavori sulla fognatura, ma ricordiamoci che averli realizzati non è stata una scelta dell’amministrazione, bensì un obbligo”.
“Ci sono state sentenze del Tribunale – riprende – che hanno condannato Comune, Publiacqua e Autostrade a fare le opere di messa in sicurezza dell’abitato e non sono neppure sufficienti, perché manca una cassa di espansione a monte dell’abitato e potrebbero esserci delle penali da pagare”.
“E’ bene sapere che fino ad oggi – sono ancora parole di Redini – abbiamo pagato oltre 23mila euro di spese legali, con persone che non possono ancora rientrare nelle proprie abitazioni. La somma urgenza c’è già da diversi anni in questo comune, senza arrivare all’emergenza di quest’ultima alluvione”.
“E ciò che ancora non si vuol capire – conclude – ma gli allagamenti purtroppo servono a rammentarcelo, è che si dovrebbe cominciare con un corretto uso dei suoli, smettendo di impermeabilizzare con nuove costruzioni. Rivedere le previsioni urbanistiche è il primo passo che, a livello comunale, possiamo fare per adattarci ai cambiamenti climatici e garantire maggiore sicurezza alla nostra comunità. E lo si deve fare con la massima urgenza”.
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