Il rione del Pallò trionfa nella centesima edizione della Festa dell’Uva di Impruneta

47 punti in totale. Al secondo posto il rione del Sant'Antonio, con 46 punti. Terza piazza per il rione delle Sante Marie, con 44 punti. Infine, quarto posto per il rione delle Fornaci, con 28 punti

IMPRUNETA – L’edizione numero cento della Festa dell’Uva di Impruneta, che si è svolta oggi, domenica 27 settembre, in piazza Buondelmonti all’Impruneta, è stata vinta dal rione del Pallò.

Nei voti della giuria ha totalizzato 47 punti.

Al secondo posto il rione del Sant’Antonio, con 46 punti. Terza piazza per il rione delle Sante Marie, con 44 punti. Infine, quarto posto per il rione delle Fornaci, con 28 punti.

Un’edizione, quella di questo 2026, che al di là delle valutazioni personali, assumeva contorni di importanza amplificati, vista la cifra tonda che rappresentava.

“Ho scelto di essere Persefone”, questo il tema scelto dal rione del Sant’Antonio: “Non si nasce regine. Si sceglie di diventarlo”.

Il rione bianco ha deciso di celebrare la centesima edizione della Festa dell’Uva “nel modo in cui abbiamo sempre fatto: raccontando una storia. Riscoprendo il mito come non l’avete mai visto, con gli occhi di chi ha avuto il coraggio di spezzare le catene: una storia di emancipazione, amore e scelta”.

Rione Sant’Antonio, “Ho scelto di essere Persefone”

Decisamente più politica, nel senso più ampio del termine, la scelta del rione delle Fornaci. Il rione rosso, peraltro, veniva da due vittorie consecutive, giunte dopo tanti anni di digiuno.

“Radici”, questo il titolo della sfilata, che ha ripercorso i cento anni di storia della Festa dell’Uva, “per onorare il lavoro di tutti i volontari e le volontarie dei rioni che, con gli sforzi collettivi, danno forma a questo giorno”.

Le campagne che si spopolano, la povertà, “gli inizi antichi della Festa, di cui abbiamo raccontato la storia, e il rapporto inestricabile con la nostra terra”.

“Col passare degli anni – spiegava il rione rosso – l’ombra del fascismo si allunga sul paese; entrano in piazza schiere di burocrati e di contadini aderenti al regime che, rendendo la Festa Nazionale, ne fa uno strumento delle propagande agrarie e di autarchia”.

“Restii a farsi stringere dalla morsa fascista – e qui la storia riparte verso… il futuro – gli imprunetini trovano nella gioia della Festa una forma di resistenza e, al nero compatto del Regime, oppongono i colori irriverenti dei rioni, rappresentati dalle gonne delle contadine e da quattro lunghi teli che escono da un tino e riempiono la piazza…”.

Rione delle Fornaci, “Radici”

“Francesco e l’Uva”: il rione del Pallò ha onorato la Festa centrando la sua sfilata e il suo spettacolo su un rionale scomparso da tanto, ma che ha rappresentato una chiave di volta per il rione verde nel suo percorso in piazza.

“Francesco Torrini – il Pallò presentava così la sfilata – un nome che tra le strade di Impruneta continua a vivere, soprattutto sul nostro rione, sebbene ormai siano passati più di trent’anni dalla sua scompensa. Quello che noi vogliamo portarvi è sì un omaggio, ma prima di tutto è il ricordo delle persone che Francesco l’hanno conosciuto e amato”.

“Un uomo che con la sua fame d’arte – lo hanno descritto così, a parole e in piazza – e con la sua innovazione ha rivoluzionato il modo di vivere e intendere questa nostra amata Festa, riempiendola di meraviglia e colori, elevando le scene in piazza a veri e propri spettacoli con coreografie, orpelli e pitture per adeguarle all’imponenza del carri, ma sempre tenendo nel cuore la tradizione con cui era cresciuto…”.

Rione del Pallò, “Francesco e l’Uva”

Infine, il rione delle Sante Marie con “Canto di Vite” ha voluto raccontare “la leggenda dove Natura, Uomo ed Uva si incontrano e si intrecciano. Si combattono e nella rinascita si sublimano in qualcosa di nuovo, magico, ultraterreno”.

“Un racconto vecchio come il mondo – spiegava il rione blu – quel mondo dove 100 lunghi anni sono solo una parentesi. L’infinitesimale peso di una vita nei confronti della grandezza dell’amore, della speranza, della ricerca della felicità”

“E la storia della Vite – era la base della storia – simbolo della forza libera e sregolata della natura. Ma in fondo anche della vita, nei diversi momenti della sua esistenza…”.

Rione Sante Marie, “Canto di Vite”

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