Montefioralle, il 18 e il 19 marzo arriva la sagra più attesa: protagonista la frittella

L'intervista a Vittorio Barbieri, presidente del comitato turistico e Francesco Vanni, vicepresidente

MONTEFIORALLE (GREVE) – La preparazione dell’attesissima Sagra delle Frittelle inizia più di una settimana prima della fatidica data con l’installazione degli stand in cui si friggeranno e venderanno le tradizionali frittelle di riso, la cui preparazione affonda le sue radici in età rinascimentale.

E’ in questi stand che incontriamo Vittorio Barbieri, presidente del Comitato Turistico di Montefioralle, Francesco Vanni, vicepresidente, entrambi impegnati nella cottura del riso che servirà per realizzare il dolce più atteso della primavera.

 

Presidente, quando è nata la sagra delle frittelle?
E' nata nel 1969, 48 anni fa, insieme al Comitato Turistico  per volontà della proloco di Greve. L’obiettivo era valorizzare una tradizione che qui al castello esiste da sempre, infatti abbiamo voluto mantenere la stessa formula dell’evento, perché la protagonista deve restare lei, la frittella.

 

Quale tradizione?
A San Giuseppe, che era giorno di festa, in ogni famiglia si preparavano le frittelle e si mangiavano insieme ai parenti e agli amici accompagnate da vinsanto o vino secondo le possibilità.

 

E la gente del posto partecipa?
Ha sempre partecipato, tutti vengono a dare una mano. In passato le donne del castello si dedicavano alla frittura, mentre gli uomini si occupavano della preparazione dell’impasto che veniva preparato e girato a mano, a differenza di oggi che usiamo delle macchine. Era un gran lavoro, soprattutto perché bisognava evitare che il riso si attaccasse e perché si faceva seduti con fra le gambe questi pentoloni poggiati su fornelli singoli.

 

La ricetta utilizzata a chi appartiene?
Chi lo sa. L’ultima volta è stata risistemata da Bruno Castaldi e prima di lui, ancor prima degli anni cinquanta, la conosceva Alfredo Prospero, un uomo che andava nelle case dei contadini a prepararle. Per risistemata intendo piccole variazioni, magari nella scelta del liquore, ma gli ingredienti sono sempre gli stessi.

 

Può svelarli ai nostri lettori?
Nelle nostre frittelle  mettiamo per un chilo di riso originario, tre litri di latte, 600 grammi di zucchero, la scorza d’arancia e una presa di sale. E si cuoce. Poi quando l’impasto è ben freddo si impasta e si mettono dieci tuorli d’uovo al chilo, il liquore strega e si impasta.

 

In quarantotto anni ne saranno successe tante. Ha qualche aneddoto da raccontare?
Di solito per la sagra ha sempre piovuto. Un anno avevamo installato sul muro della chiesa un fiasco gigante, venne una bufera di neve e portò via tutto.

 

Il ricavato a cosa viene destinato?
Organizziamo un pranzo per chi ha lavorato alla sagra e poi si investono in migliorie del castello e nel circolo che è importante, perché oltre ad essere la sede del comitato è l’unico luogo di socializzazione e di ritrovo per le persone che vivono a Montefioralle. In più una parte viene utilizzata per donazioni, ai terremotati ad esempio, o a persone del luogo che sappiamo avere bisogno.

 

di Luisa Carretti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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