SAN POLO (GREVE IN CHIANTI) – Ci sarebbe voluta una cattedrale per contenere tutte le persone di San Polo in Chianti (e non solo), che nel pomeriggio di lunedì 28 maggio si sono riunite per dare l’ultimo saluto a Daria Nannelli, la trentaquattrenne calciatrice che la mattina di venerdì 25 maggio, in sella alla sua moto, ha trovato la morte dopo essersi scontrata contro un’auto nel comune di Bagno a Ripoli, all'altezza di Poggio Casciano.
Alla spicciolata tutta San Polo (e non solo) è salita sulla collina verso la sua chiesa: troppo piccola per una disgrazia così grande. Prima la chiesa, poi la Compagnia attigua: ogni spazio si è ben presto riempito. Poi il piazzale, la scalinata e il secondo livello.
Ad attendere Daria tante amiche, amici, le compagne di squadra di calcio a undici del Libertas Lucca con indosso la maglia rossa con il numero 7; poco più giù l’ultima sua squadra di calcio a cinque, di San Giovanni Valdarno. Loro in maglia bianca con il numero 4.
Eli, il capitano della squadra: "Daria sorrideva con gli occhi". Sono le uniche parole che riesce a dire, fino a quando al suono delle campane arriva il carro funebre.
La cassa, chiara, semplice, portata a spalle, attraversa la folla che si apre al suo passaggio, accompagnandola con un applauso. Una volta all’interno viene deposto sulla cassa un mazzo di fiori, una foto, e la sua maglia con il numero 4.
Sedute per terra, tutte intorno, le sue compagne di gioco, occhi gonfi, sguardo fisso e incredulo, mentre i genitori e le sorelle trovano posto sulla panca.
Il babbo Danilo, un uomo forte, sussurra: "Come si farà ora", mentre la mamma Viviana è tra le braccia di una signora che le dà conforto.
Don Martin Bakole Katala, prima della funzione, fa accendere il cero di Pasqua, come quando fu battezzata Daria. Poi l’omelia.
"Non è facile – inizia – anche per me sacerdote. Perché se fossi io il babbo, se fossi io la mamma, come avrei reagito? Possiamo ascoltare tutte le letture del mondo, parole bellissime, ma in un momento come questo niente ha più senso".
"Che cosa è la vita? – si chiede – Mi sono posto questa domanda in questi giorni, anche perché si può interpretare tutti i dolori del mondo e dargli un nome. Chi ha perso la moglie lo chiameremo vedovo, chi ha perso il marito la chiameremo vedova, ma per chi ha perso un figlio non è prevista nessuna definizione".
"Non vorrei lasciarvi la speranza di sollevarvi dal dolore – ammette – ma vorrei parlare da uomo, per farvi capire. Mi sono posto anche una domanda: in un paesino così bello, San Polo, dove la vita di qualcuno oltrepassa i cento anni, perché dovrebbe fermarsi a 34? Nessuno dovrebbe morire a questa età, ma se succede non è Dio che lo vuole. Ma la mano dell’uomo".
"Daria stava andando a lavoro – ricorda – ogni giorno prendeva quella strada in sella alla sua moto, una donna di questo tempo. Solo che questa volta non è ritornata come faceva sempre. Quanti progetti, quanta voglia di vivere. Noi in questo momento dobbiamo dire grazie a Daria: attiva, solare, scherzosa, felice".

L'USCITA DALLA CHIESA – Sulla cassa la maglia con il numero 4
"E non possiamo dimenticare – dice ancora – la sua solidarietà verso il paese: quando San Polo ha subito l’alluvione anche lei è stata un angelo del fango. E tante sono le persone che lo possono testimoniare. Per questo il paese ha perso una delle sue stelle, così come le sue compagne di calcio, la squadra di San Giovanni Valdarno, hanno perso una vera amica".
"Oggi – spiega in conclusione – non ho voluto indossare l’abito della cerimonia viola per il funerale, ma l’abito bianco. Come un augurio per lei, per la sua vita che continua. In questa speranza un giorno potremo riabbracciare Daria, perché nel Vangelo di oggi Luca ci parla della resurrezione. Non è facile, non è logico oggi che un padre e una madre debbano seppellire la loro figlia; spero che il nostro silenzio, il rispetto per Daria, possa essere un modo per calmare questo grande dolore. A tutti i giovani presenti dico di non avere paura della morte, perché se credete, sapete che Cristo ha vinto la morte".
Anche il sindaco Greve in Chianti, Paolo Sottani, dice alcune parole: "Sono in forte difficoltà nel parlare in questo momento, osservare quella maglia con il numero 4 mi riporta a ricordi di famiglia e capisco lo spirito che tutta la squadra in questo momento vive il dolore. I progetti futuri di Daria erano anche quelli di seguire le passioni di suo padre Danilo, sono nel cuore dei genitori, delle sorelle e in tutti voi".
"Quello che chiedo a tutti – conclude – è di rispettare il dolore della famiglia e, come comunità, dobbiamo cercare di aiutarli con discrezione. Quando ci chiedono un aiuto dobbiamo esserci. Tante sono oggi le persone venute per Daria, e insieme a tutti va un grande abbraccio alla famiglia".
Fuori, ad attendere Daria all’uscita della chiesa, scoppia un grande e interminabile applauso.
Al suono delle campane e sulle note di Vasco Rossi, “Gli Angeli”, vengono fatti volare tanti palloncini bianchi e viola. Quei colori che ha indossato e portato nel cuore Daria.
di Antonio Taddei
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