“Distretto Rurale del Chianti: c’è una ambiguità che rischia di portare conflitti”

Il futuro del nostro territorio, alla luce degli ultimi accordi, in una riflessione dell'ex sindaco di Tavarnelle Stefano Fusi

TAVARNELLE – La costituzione del Distretto Rurale del Chianti, il brusco no di Gaiole in CHianti che ha lasciato un Chianti "azzoppato" da otto a sette Comuni.

 

La nascita del Biodistrettro, la candidatura di questo territorio a patrimonio dell'Unesco, la festa per i 300 anni del Chianti Classico, … .

 

Temmi di grande rilievo per il nostro territorio chiantigiano. Temi sui quali Stefano Fusi, sindaco di Tavarnelle dal 1999 al 2009, ha speso molto tempo nei suoi mandati.

 

Temi sui quali ha scritto questa riflessione che riceviamo e pubblichiamo con grande piacere. Un elemento ulteriore nel dibattito sul futuro del Chianti.

 

CHIANTI E DISTRETTO RURALE  

 

E' stato sicuramente un giorno molto importante quello di sabato 24 settembre con la firma del Protocollo di Intesa fra  i Comuni del Chianti ed  il Consorzio del Chianti Classico, che  definisce   obbiettivi strategici per il nostro territorio :

 

– Il Distretto Rurale del Chianti

 

– Il Bio distretto del Chianti

 

– La candidatura del territorio del Chianti all'UNESCO come patrimonio dell'umanità

 

Un meritato plauso ai sindaci ed al Consorzio che hanno “approfittato" dell'occasione dei 300 anni della istituzione della Denominazione per rilanciare temi  cosi importanti.

 

Sono passati quasi venti anni dalla storica Conferenza di Pontignano dove, con lungimiranza, furono gettate le basi per una strategica collaborazione fra gli otto Comuni del Chianti fiorentino e senese , che andasse oltre i confini comunali,  provinciali ed anche di  filiera di prodotto.  

 

Fin dall'inzio degli anni 2000 era apparso chiaro che il Distretto Rurale poteve essere un utile   strumento per poter promuovere le politiche di sviluppo del Chianti.

 

Non siamo mai arrivati alla sua costituzione, nonostante che già nel 2004 una proposta era già stata fatta propria dalle amministrazioni comunali e trasmessa alla Regione Toscana.

 

Uno degli ostacoli principali erano le non superabili divergenze di opinione su quale fosse il perimetro del Distretto: se l'intero territorio come proponevano i Comuni oppure la zonizzazione dell'area di produzione del Chianti Classico come proponeva il Consorzio .  

 

Questa ultima questione appare oggi superata, ma dopo aver letto  il Prototocollo vorrei portare un contributo e stimolare alcune  alcune riflessioni.

 

Il Distretto rurale, secondo la Regione Toscana , rappresenta il riconoscimento che il territorio definito è caratterizzato da una comune identità storica, culturale e ambientale.

 

La costituzione ufficiale del Distretto deve ovviamente vedere coinvolte e  protagoniste “le rappresentanze dei soggetti privati operanti nell'ambito distrettuale, delle organizzazioni professionali agricole, sindacali e delle associazioni di rappresentanza della cooperazione".

 

Per questa ragioni ritengo che andrebbe chiarita meglio  quella  che ritengo sia una ambiguità, anche letterale, fra la definizione dei confini del Distretto, limitata al Chianti Classico, e la propria attività che riguarda tutto il territorio dei Comuni, che rischia di generare una  nuova  una impasse o confusione e conflitti futuri.

 

Benissimo il biodistrettto e la candidatura  UNESCO,  ma anche in questo caso ritengo che sia necessaria la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati, oltre  ad una mirata ed accorta azione di pianificazione e tutela  unitaria da parte delle istiuzioni che non può comprendere solo parti di territorio.

 

Infine penso che sia utile ed opportuna una attenta e rigorosa discussione sulle opportunità che si presentano ma anche dalle regole e dei vincoli conseguenti.

 

Una esperienza positiva  è stata  la Carta per l'uso sostenibile del Chianti,  con la quale si è prodotto una innovativa ricerca e metodo di lavoro applicato per  una  gestione sostenibile del territorio, con finalità di mantenere un corretto equilibrio fra le attività agricole  e la tutela dell'ambiente e del  paesaggio storico.

 

Ho sempre creduto nel valore della partecipazione e della concertazione alle politiche di sviluppo del territorio e delle nostre comunità.

 

La ricchezza  del Chianti non è costitutita solo dalla eccellenza di vino, olio ed aggiungerei anche turismo,  ma  dalla forza  di essere un sistema economico, sociale, storico-culturale ed ambientale integrato e complesso, nel quale convivono e trovano equilibrio  importanti e diffuse attività industriali ed artigianali. 

 

La qualità sociale ed ambientale costituiscono un grosso patrimonio ed un enorme punto di forza e di richiamo, e questo è dovuto al lavoro, all’azione di tutti i soggetti pubblici e privati che operano in questo territorio, all’azione di tutti i cittadini.

 

Nessuno da solo, nemmeno le istituzioni che rappresentano per definizione l’interesse generale, sono depositarie del successo e valore del territorio e dell’immagine del Chianti .

 

Vorrei , infine aggiungere, che possiamo fare qualcos'altro di utile nel “villaggio globale". La positiva e sempre maggiore sensibilità politica e sociale sul tema del “cibo"  dovrebbe comprendere e cercare di risolvere le crescenti contraddizioni, disuguaglianze, povertà e logiche di sfruttamento di vastissime aree in particolare nel “sud del mondo".

 

Sarebbe davvero auspicabile un impegno del Distretto a promuovere progetti/attività di cooperazione internazionale finalizzati alla sicurezza e sovranità alimentare di altri territori, magari proprio con quelle aree geografiche da dove provengono le tantissime persone, ben visibili in questo periodo di vendemmia nei campi, che con il loro prezioso lavoro contribuiscono alla ricchezza e bellezza del  nostro territorio.

 

Stefano Fusi

di Redazione

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