L’addio a Marione, nel ricordo della lezione di vita che ha lasciato

Credeva nell'importanza di far stare insieme abili e disabili. Un faro per l'associazione "Ci incontriamo"

TAVARNELLE – “Non darmi solo il tuo sapere, aiutami ad utilizzare il mio: sarà più semplice navigare, più leggero volare”. Fa venire i brividi il messaggio che Fiorella Lisi, 40 anni, ha inciso su uno dei suoi bellissimi dipinti, appeso nella stanza gestita dall’associazione "Ci Incontriamo", che lavora con i ragazzi disabili. Un messaggio quello di Fiorella che si rivolge a quella che era la sua colonna portante: il padre.

Scomparso da poco più di una settimana per via di una brutta malattia, il 69enne Marione (all’anagrafe Mario Lisi) per tutta la vita ha insegnato alla figlia a volare. Dedicandole senza riserve le proprie energie, l’ha valorizzata. E forse è questa l’eredità più grande che le ha lasciato.

 

Residente in piazza a Vico d’Elsa, non si limitava al suo piccolo. Disponibile, si prodigava per chiunque avesse bisogno: non negava mai un consiglio, un aiuto pratico, un sorriso o (cosa all’apparenza banale, ma per lui fondamentale) la capacità di ascoltare.

 

Attivo e pieno di vita, traeva il meglio da ogni situazione e lasciava il peggio dietro le spalle. Nonostante il destino non fosse stato clemente con lui. Insomma un punto di riferimento, un lottatore, una persona speciale. Marione era tutto questo e altro ancora. 

 
In tanti lo hanno salutato al funerale e su Facebook, commentando un post dell’associazione. Così anche noi del Gazzettino del Chianti ci teniamo ad omaggiarne la memoria. Attraverso le belle parole di chi l’ha vissuto da vicino, all’interno di una seconda famiglia.

“Conobbi Mario dieci anni fa – a parlare è il presidente dell’associazione "Ci Incontriamo" Anna Stefani – Accompagnava Fiorella, inserita in un percorso terapeutico, a lavoro. Scrisse una lettera a noi colleghi in cui ci ringraziava di farla sentire parte di un team”.

“Fondato nel 2011 "Ci Incontriamo" – racconta – il nostro legame si è rafforzato. Mario credeva fermamente nello stare insieme tra abili e disabili. Prezioso consigliere, focalizzava il problema e pensava a come risolverlo. Veniva qui quotidianamente: per tutti era come un babbo”.  

“Ha amato molto la sua famiglia – prosegue – Sempre premuroso nei confronti della moglie Graziella, è stato un genitore all’avanguardia: anziché fare da chioccia, cercava di rendere autonoma la figlia. Sapeva ascoltarne i bisogni ed accoglierli. Le ha regalato una vita attivissima”.   

“Ingegnoso e dinamico – ricorda – architettava qualsiasi cosa per stimolare la fantasia di Fiorella, che come lui è un’artista. L’ultima opera un catalogo dei numerosi quadri che lei ha realizzato. Tra l’altro per la nobile causa di raccolta fondi per l’associazione”. 

 
“Una delle qualità di Mario era che non si arrabbiava mai – dice ancora, commuovendosi – Impossibile litigare con lui. Chiedeva senza pretendere: con educazione e pronto a ringraziare. Ci invitava spesso a cena: ogni occasione era buona per condividere un momento in compagnia”.

“Discreto e paziente – conclude Anna – aveva la caratteristica di entrare in empatia con i ragazzi disabili. Solare, amorevole, accogliente, gli brillavano gli occhi nello stesso modo in cui ora continuano a brillare quelli di Fiorella”.  

 

di Noemi Bartalesi

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