Tavarnelle e Musicchio: centinaia di persone a tavola per solidarietà

A Parco del Mocale per il Progetto Musicchio: una domenica incredibile fra piatti laziali e racconti del sisma

TAVARNELLE – La perfetta sintonia tra i cittadini e i commercianti del Centro Commerciale Naturale“di Bottega in Bottega” di Tavarnelle, insieme ai tanti volontari che hanno dedicato il loro tempo alla realizzazione del Progetto Musicchio (frazione di Amatrice), ha messo a tavola, domenica 29 ottobre al Parco del Mocale, quasi 500 persone (pranzo e cena).

 

Qui (grazie anche alla collaborazione di Pro Loco, Misericordia di Tavarnelle e Barberino, Scuola di Musica Officine Creative del Chianti), hanno potuto gustare piatti tipici laziali cucinati da Alberta e Bruna di Musicchio, Maria Rosa, Cecilia e Monica di Tavarnelle in collaborazione con l’Osteria La Gramola, il ristorante Borgo Antico e Godipopolo. Che per l’occasione hanno chiuso i rispettivi locali per dare una mano.

 

 

Un vero e proprio giorno di festa cui ha partecipato anche il corpo degli Alpini della Garfagnana, che a Musicchio ha messo a disposizione le sue forze subito dopo il terremoto. Musicchio che è un piccolo borgo a 3 km da Amatrice dove, per fortuna, non vennero registrate vittime dopo il terribile sisma dell'agosto del 2016.

 

Insieme con Alberta e Bruna di Musicchio, sono arrivati a Tavarnelle anche Federico e il giovanissimo Stefano, coinvolto dalla tavarnellina Olivia, con cui è nata una di quelle amicizie vere.

 

Abbiamo chiesto a Federico dove si trovava la notte del terremoto: "Ero appena rientrato da una festa tra amici ad Amatrice, stavo per andare a dormire quando ho sentito un forte rumore, la luce è andata via e immediatamente ha tremato la terra".

 

"Sentivo le stoviglie di cucina cadere – continua – sassi che all’inizio pensavo cadessero dal piano superiore di casa mia (dopo ho capito che era la casa accanto che crollava). Tanto che ho pensato: è finita".

 

Scappare di casa? "Purtroppo – risponde – in quel lunghissimo minuto, quando le pareti oscillavano, non era possibile muoversi; era difficile anche stare in piedi. Una volta uscito, oltre al buio c’era una coltre spessa di polvere. A quel punto ho iniziato a chiamare i vicini, chi strillava, chi piangeva, le persone anziane che non riuscivano a scendere le scale. Mi sono precipitato ad aprire le porte e portare fuori più persone possibile, mentre arrivavano altre scosse".

 

Ma il paese, come era una volta? "In estate a Musicchio viveva un centinaio di persone – ricorda – mentre in inverno rimanevamo in venti. Io lavoravo lì, facevo isolamenti termici e controsoffitti, dopo quel giorno mi sono dovuto trasferire a Roma".

 

 

"A Musicchio – ci spiega – torno nei fine settimana, al momento però è impossibile viverci, è tutto distrutto, ci sono rimasti giusto gli anziani che non vogliono lasciare il paese. Anch’io vorrei tornarci di nuovo, ma al momento non è possibile: non ti fanno toccare niente, non puoi nemmeno di tua iniziativa ritirare su casa. Anche questo inverno le poche persone rimaste lo passeranno nelle casette".

 

C'è però anche qualche buona notizia: "In questo fine settimana ha aperto un centro commerciale, dove hanno trovato nuova collocazione i negozi del paese".

 

Oggi però rimane ancora, come ci racconta Federico, "il terrore per ogni piccola vibrazione; il solo passaggio del pullman su un tombino che lo fa vibrare mi spaventa. Per mesi la notte non riuscivo a riposare".

 

 

Nel frattempo arriva anche il giovane Stefano, intento a dare una mano all’amica Olivia nel preparare i tavoli. Gli chiediamo solo se gli piace Tavarnelle: "E’ bellissima, le persone sono davvero generose, siamo diventati amici di tutti, pertanto ci sentiamo anche noi chiantigiani!".

 

Apprezzatissimi i prodotti portati da Musicchio, marmellate fatte in casa con sopra il coperchio ricamato, biscotti, patate, lavori a uncinetto.

 

Poi c'è un dettaglio davvero particolare: Rita, di Cornillo Vecchio, ha realizzato dei presepi che, come capanna, hanno una delle tante tegole che per secoli sono state la copertura della loro casa, purtroppo distrutta la notte del 24 agosto 2016. La  realizzazione di quei presepi, vuole essere il simbolo di speranza per una nuova rinascita.

di Antonio Taddei

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