TAVARNELLE – Una serata speciale, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quella che si è svolta al circolo La Rampa di Tavarnelle.
Purtroppo si sente troppe volte parlare di questa piaga, sintomo di barbarie. Che si presenta sotto varie forme: verbale, mentale, corporale. Per arrivare fino agli omicidi. Ma che nella sostanza non cambia la sua natura di atto deprecabile, da contrastare in ogni modo.
Ecco che il Crc La Rampa ha promosso, venerdì 25 novembre, l’iniziativa “Io non ho paura: io parlo”. Per affrontare un tema che bisogna affrontare. Per spronare eventuali denunce. E soprattutto per non dimenticare le ragazze, signore, mogli, madri che purtroppo adesso non ci sono più.
Ben 117 donne di Tavarnelle e Barberino Val d’Elsa hanno pronunciato il nome e le modalità dell’assassinio delle altrettanti vittime di femminicidio del 2016. E, dopo aver camminato su uno striscione che recitava: “La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti”, sono salite sul palco.
Presenti tantissime realtà associative del territorio: oltre al Crc La Rampa l'Auser, Cinema Olimpia, Sezione Soci Coop Tavarnelle, Music Tribe e Unione Comunale del Chianti Fiorentino, è intervenuto l’assessore alle politiche sociali Giulia Casamonti a proposito dell’associazione Artemisia (centro antiviolenza).
Le tante persone accorse sono rimaste colpite dalla dura realtà dei fatti che le donne, indossando qualcosa di rosso, hanno proposto. Accompagnato da canzoni e poesie al femminile, è stato un momento di riflessione molto toccante. Con l’augurio che sia tenuto a mente ogni giorno.
“Il nostro intento era dare voce alle donne che l’hanno perduta – dice Anna Canocchi, presidente del Crc La Rampa – Così abbiamo coinvolto 117 tavarnelline e barberinesi, chiedendo ad ognuna di loro di leggere il nome di una vittima e la sua storia”.
“Abbiamo provato ad offrire una maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo – spiega ancora – Molto spesso sentiamo parlare di numeri di vittime. Ma vederle sfilare ad una ad una davanti agli occhi fa capire veramente quante siano”.
“Mi auguro che sia passato un messaggio di speranza per il futuro – prosegue – C’è modo di bloccare tutto. Esistono associazioni che possono aiutare le donne che subiscono o hanno subito violenze fisiche e psicologiche, nella totale anonimità”.
“Non devono sentirsi sole – conclude Anna – Devono trovare il coraggio di chiedere aiuto. Magari rivolgendosi all’associazione Artemisia, che da gennaio 2016 ha un ufficio anche nel nostro territorio”.
di Noemi Bartalesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































