BARBERINO VAL D'ELSA – Referendum costituzionale: il sindaco di Baberino Val d'Elsa Giacomo Trentanovi, unico primo cittadino nel territorio chiantigiano a non aver ancora palesato le proprie intenzioni, scioglie le riserve: "Voterò si, nonostante Renzi. E' sbagliato personalizzare e dividere".
Trentanovi, che lo ricordiamo non ha mai fatto parte del Partito democratico, a lungo ha fatto attendere la sua presa di posizione. alla vigilia del voto parla di "un testo migliorabile ma nel complesso positivo; il centrosinistra non abbandoni i territori per un neocentralismo".
"Siamo quasi giunti al termine di questa brutta campagna referendaria – rimarca Trentanovi – Brutta perché sguaiata e bugiarda, personalizzata e divisiva, nella quale si è discusso troppo poco del merito della riforma su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi. Di questo la responsabilità principale sta nel presidente del Consiglio Renzi che ha trasformato la campagna in un plebiscito a favore o contro di lui, in una sorta di resa dei conti finale contro avversari interni ed esterni. Mai avuto problemi a prendere posizioni non allineate, mi schiero in linea con i miei punti politici di riferimento".
"Alla fine mi schiero – tiene a dire, anche a chi lo ha rimproverato di tenersi troppo in disparte – come ho sempre fatto da cittadino e come ho sempre fatto da quando ricopro cariche istituzionali, perché credo che così sia giusto. Non ho mai avuto problemi a prendere posizioni scomode o non allineate e non ne avrei tutt'oggi, mi schiererò per convinzione dopo essermi documentato. Mi fa comunque piacere riscontrare che la mia posizione è allineata a diversi dei miei punti politici di riferimento: l'ex sindaco di Milano Pisapia, il fondatore dell'Ulivo Romano Prodi, il presidente della Regione Toscana e candidato alla segreteria del Pd Enrico Rossi".
Per spiegare il sì… parte da quella che non voterà: "Non voterò no. Il motivo principale per cui non voterò no è perché la propaganda del no non mi ha convinto. Non credo che se vincerà il sì avremo una deriva autoritaria nè che il Paese sarà asservito alla finanza internazionale, non è vero che non avremo più la possibilità di scegliere i senatori".
Sulla deriva autoritaria ammette che "un lieve rafforzamento del peso del Governo mi pare un po’ troppo per gridare alla dittatura. Tra l’altro segnalo un rischio che magari non sarà effettivo ma potrebbe esserci. In caso di differente maggioranza tra nuova Camera e nuovo Senato quest’ultimo potrebbe fare una certa “ostruzione” al meccanismo di produzione legislativa anche se comunque non sarà in grado di bloccarlo o di far cadere il Governo".
"Allo stesso modo – prosegue engrando in un altro dei temi caldi – non mi pare che la riforma sia una sorta di cavallo di Troia della finanza internazionale. Purtroppo il sistema che abbiamo costruito ha spostato il potere dalle mani della politica nazionale a quelle delle del potere finanziario, invisibile e non intercettabile (i mercati, si dice) fino al punto di consentire alla speculazione finanziaria di mettere sotto assedio le nazioni. Tutto ciò però è già successo anche a Costituzione vigente che evidentemente era stata pensata per scenari di tutt’altro tipo".
Poi inizia a spiegare "perché voterò si una riforma imperfetta, cercando di stare nel merito. Le modifiche provano a dare una risposta (certo imperfetta, per certi versi addirittura pasticciata) ad alcuni dei nostri mali storici: bicameralismo perfetto, instabilità dei governi, confusione nel riparto di competenze tra stato e regioni, scarso peso delle regioni e dei territori nell’apparato statale".
"In generale – rimarca – mi pare che laddove sia stato introdotto un peso, ci sia quasi sempre un contrappeso, ad esempio sulle leggi di iniziativa popolare, o sul quorum dei referendum e sul referendum propositivo. Mi convince meno la modalità di elezione del Presidente della Repubblica che seguendo la logica non dovrebbe avere problemi (chi dovrebbe assentarsi per la votazione per il Capo dello Stato?) ma che potrebbe aprire la strada a giochetti e inciuci che non mi piacciono. Il centrosinistra non abbandoni i territori per un neocentralismo".
"Mi pare certo positivo – rilancia Trentanovi – che finalmente i territori riescano ad arrivare anche in Italia nel cuore dello Stato. Tuttavia mi pare poco convincente il riaccentramento di potestà legislativa verso lo Stato per la parte che riguarda l’ambiente e l’energia e la sanità: prima di tutto perché si configura come un allontamento del potere decisionale dai territori su materie sensibili ma anche perchè ci intravedo un rischio per una regione tutto sommato virtuosa come la Toscana. In generale credo che il centrosinistra non possa abbandonare totalmente la spinta federalista degli anni passati per un neocentralismo, troppo praticato negli ultimi anni. A prescindere dalla riforma costituzionale si dovrà ridare peso e autonomia agli Enti Locali che rappresentano la vera ossatura del Paese e le Istituzioni più vicine ai cittadini".
Poi entra nel merito anche del ppost referendum: "La modifica della legge elettorale non è in discussione nel voto di domenica – precisa – la legge elettorale è legge ordinaria e si può cambiare più agilmente, purtuttavia resta molto importante per l'assetto istituzionale complessivo; infatti credo che i rischi maggior di concentrazione di potere stiano nella legge elettorale vigente, l’Italicum. Per questo sono soddisfatto dell'impegno alla modifica degli aspetti più deleteri che io ritengo stiano nel sistema dei capilista bloccati che consentirebbero (questi davvero) al presidente del Consiglio o del segretario del partito di maggioranza di turno di tenere in scacco i propri deputati potendo di fatto controllarne la rielezione (100 deputati su 340). La legge va modificata per ridare più potere di scelta ai cittadini, nello spirito maggioritario".
"Parlando, ascoltando e incontrando tante persone – tiene a dire – mi pare che tanti, troppi, abbiano colto la sfida politica che è stata posta e voteranno si o no a seconda degli orientamenti politici e soprattutto delle simpatie o meno verso il Premier. Mi pare anche che ci sia anche una fetta consistente di elettorato che, astraendosi totalmente dal merito della riforma, ha una gran voglia di “dare uno schiaffone” al Governo o per mandare un segnale di disagio".
"E’ un aspetto questo – rilancia – forse sottovalutato nella campagna, il disagio e la sofferenza reale del Paese a cui la riforma costituzionale (apparentemente) non dà alcuna risposta. Un compito di cui un centrosinistra deve farsi carico, anche per parlare e dare risposte ai ceti popolari, alla “nostra gente”, alle cosiddette periferie a cui la nostra parte politica sembra non riuscire a parlare più. In questo purtroppo le cause sono molteplici, certo non aiutano i continui abbracci ed elogi ai Marchionne e al mondo industriale in maniera indiscriminata, o il non perdere occasione per deridere le organizzazioni dei lavoratori, o infine stare appieno in una cultura dell’ottimismo (che certo a chi guida il Paese non può mancare) che esalta solo e soltanto i coraggiosi e chi ce l’ha fatta, dimenticando e accantonando di conseguenza chi invece non ce la fa".
"Invito quindi tutti i cittadini a esercitare il loro diritto/dovere di voto – conclude Trentanovi – perchè chi non si esprime fa decidere gli altri per lui. Invito a farlo con coscienza ma con la convinzione che in ogni caso ci saranno conseguenze politiche ma che il sole sorgerà lo stesso, contrariamente a quanto ventilato dai due schieramenti in caso di vittoria avversaria. Invito i cittadini a votare perchè si tratta della Costituzione, una delle cose più preziose che abbiamo".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA



































