Ospedale di Campostaggia: “Programma per far arrivare all’operazione pazienti più in forma”

Si tratta di "Preabilitazione chirurgica multidisciplinare". AUSL Toscana sud est: "Preabilitare è un concetto di guadagno di salute in attesa dell'intervento: è trasformare il tempo "perso" in tempo di cura"

POGGIBONSI – In occasione della Giornata mondiale della Preabilitazione tenutasi ieri, 16 settembre, e della “Challenge Week” di preabilitazione (14-20 settembre), da lunedì 14 ha preso il via all’ospedale di Campostaggia il programma formale di Preabilitazione chirurgica multidisciplinare.

Gestito dagli anestesisti dell’ambulatorio di Medicina Perioperatoria, dedicato ai pazienti ad alto rischio o affetti da pluripatologie, il progetto ha “l’obiettivo di inviare all’operazione chirurgica un paziente più in forma, con maggiori probabilità di guarigione e periodi di degenza ridotti”.

“Una peculiarità del modello adottato – specifica AUSL Toscana sud est – risiede nella scelta di non riservare il percorso esclusivamente alla patologia oncologica, ma di estenderlo a tutti i pazienti fragili o ad alto rischio candidati a interventi di medio-alta complessità (chirurgia gastrointestinale, nefrectomia, laparoceli di grandi dimensioni, chirurgia protesica ortopedica e ginecologica)”.

La preabilitazione consiste in interventi preoperatori multidisciplinari volti a pre venire o attenuare il declino funzionale e le conseguenti conseguenze causate dalla chirurgia.

Comprende la valutazione dello stato fisico, nutrizionale e psicologico per determinare la capacità funzionale di base, identificare le disabilità e intervenire al fine di migliorare la riserva funzionale dei pazienti prima del trattamento chirurgico.

Gli interventi utilizzati nella preabilitazione si rivolgono ai fattori di rischio modificabili che determinano pesantemente le complicanze più gravi del periodo post-operatorio.

Tutto ciò prevede la parte attiva del paziente per esempio con l’implementazione dell’esercizio fisico, l’ottimizzazione dello stato nutrizionale e mentale. Il percorso si avvale pertanto della partecipazione di nutrizionisti, dietisti, fisiotaerapisti e psicologi.

“Alcuni fattori non possono essere modificati (età , stadio della malattia ed estensione della resezione chirurgica, funzione renale, ecc) – fanno sapere da Azienda USL Toscana sud est – Altri hanno ridotti margini di miglioramento (patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, uso di steroidi ecc), ma possono essere ottimizzate le condizioni cliniche e la terapia medica domiciliare, in quanto la corretta gestione perioperatoria può modificare l’esito”.

“Questo approccio – concludono – genera ricadute positive multi-livello: cliniche (riduzione delle complicanze), sociali (più rapido ritorno alla quotidianità), economiche (efficientamento delle risorse sanitarie) ed etiche (presa in carico globale della fragilità). Preabilitare è un concetto di guadagno di salute in attesa dell’intervento: è trasformare il tempo “perso” in tempo di cura”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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