GREVE IN CHIANTI – Maria Cecilia ha una voce dolce. La voce di una persona buona. La voce di una moglie, di una mamma di tre figli, di 19, 16 e 14 anni.
Ci chiama perché tramite Il Gazzettino del Chianti vorrebbe dire un grazie collettivo ai tanti che, da giorni, si stanno mobilitando per lei: Cecilia è la voce di un volto conosciuto da tanti a Greve in Chianti.
Che si sono dati da fare per diffondere la notizia di un appello per una giovane donna grevigiana che necessita di un urgente trapianto midollare a causa di una forma di leucemia molto importante.
Cecilia è quella donna. Lo abbiamo raccontato in questi giorni sul nostro giornale. Prima diffondendo l'appello. Poi dando conto dello straordinadio risultato raggiunto fin da subito.
"Anche fra domenica e lunedì – ci conferma la dottoressa Antonella Bertelli, responsabile del Centro Sangue dell'ospedale di Ponte a Niccheri – oltre dieci persone sono venute. E' davvero un bel risultato".
Insomma, l'appello che parte da Greve in Chianti, la sua storia, stanno spingendo molti a superare timori, paure, pigrizie. E a farsi avanti. Anche perché per chi è malato la donazione è tutto: di sangue, di plasma, di midollo… .
Il dolore e la malattia che si trasformano in qualcosa dal buon sapore. Il sapore della solidarietà.
"In Italia – ci dice Cecilia – la cultura della donazione purtroppo è carente. Mancano molti tasselli in un processo di sensibilizzazione che invece dovrebbe essere molto più presente".
Il suo cammino doloroso nella malattia è iniziato nel febbraio 2015. Terapie, poi un trapianto che sembrava andato a buon fine. Poi un brusco risveglio e il percorso che riparte.
Maria Cecilia ha 47 anni, è una donna forte. E lo affronta a viso aperto. Adesso ancora terapie e, all'orizzonte, la speranza di un secondo trapianto.
"Ringrazio davvero tutti per la vicinanza che stanno dimostrando – ci dice con orgoglio – Dico grazie a chi mi sta vicino ogni giorno, a chi ha aiutato e sta aiutando a diffondere l'appello, a chi è andato a farsi fare lo screening per la donazione".
Adesso Maria Cecilia ha la voce un po' stanca. Siamo alla fine di una giornata dura e faticosa, in cui il fisico e la mente vengono sottoposti a una prova durissima.
Ma lei ci lascia con una frase che rimane impressa, marchiata a fuoco: "La mia esperienza deve servire. A me ma anche ad altri. La cultura della donazione deve entrare a far parte di noi".
di Matteo Pucci
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