La cantina è davvero a pochi passi dal centro storico di Greve in Chianti, da quella piazza Matteotti che si sta (si spera) per riempire di turisti fino a settembre.
Per l’Azienda Agricola Sagrona questa vicinanza con il paese, anzi questo esservici immersa, non rappresenta un ostacolo. Certo, qualche difficoltà logistica c’è, ma ci sono anche altri vantaggi.
Nello Manetti è il fondatore dell’azienda, insieme ai suoi fratelli Brunetto e Dante. Lo incontriamo in cantina accanto alle due giovani generazioni che hanno preso le redini, Sabina e Leonardo. “Eravamo mezzadri fino al 1960 – racconta Nello – poi, con la fine della mezzadria prendemmo un negozio di alimentari in piazza. Uno zio, Giuliano, non poteva andare nel campo perchè era zoppo e stava lì. Io invece lavoravo in agricoltura: con i miei fratelli abbiamo costruito con le nostre mani l’edificio dove oggi c’è la cantina, all’inizio degli anni Settanta, sotto la collina di Sagrona”.
L’azienda si estende su 36 ettari: 7 ettari vitati (6 iscritti a Chianti Classico), 2 ettari e mezzo di olivi (550) e mezz’ettaro di giaggiolo. Sì, il giaggiolo, produzione tipica a Greve in Chianti. Che a inizio estate adorna in maniera spettacolare le vigne delle famiglia Manetti.
Che negli anni Settanta inizia subito a fare Chianti Classico: “All’inizio – raccontano – si vendeva in partita, il primo imbottigliamento lo facemmo nel ’73. Facevamo bottiglie, fiaschi, fiaschetti… . Negli anni Settanta-Ottanta si mandava tanto vino in Germania, si andava due volte alla settimana a Firenze a portare il prodotto”.
Gli anni dello sviluppo, il tempo che passa. Poi un grande salto e l’arrivo delle nuove generazioni: Leonardo si è laureato in enologia nel 2007, Sabina ha lasciato il suo lavoro nel 2009 ed ha scelto l’azienda di famiglia. Adesso sono loro, con Nello sempre presenza fissa nel campo, a disegnare il futuro di Sagrona.
“Fare vino oggi? Dopo il periodo fiorente – rispondono – c’è stato il periodo in cui meritava fare lo sfuso. Abbiamo ripreso ultimamente a imbottigliare visto che anche il mercato dello sfuso non dà sostegno. Un po’ di sfuso lo vendiamo ancora, ma ci siamo concentrati sulle nostre etichette”.
Qui è ancora molto importante la vendita diretta, per la maggior parte anche con clienti del posto. Poi ci sono clienti storici che arrivano da tutta Italia. Il mercato locale di ristoranti, enoteche. E anche i turisti che fanno pochi metri e, da piazza Matteotti, scoprono una cantina… in paese.
“Imbottigliamo circa 6.000 bottiglie di Chianti Classico – spiegano leonardo e Sabina – e 3-4.000 di Igt. Ma abbiamo potenzialità maggiori. Il nostro Chianti Classico è un vino tradizionale, con grande presenza di Sangiovese. Lavoriamo senza barrique ma con botti grandi. Anche nell’Igt c’è solo Sangiovese: e anche qui le barrique le vediamo… solo in foto”.
“Abbiamo la fortuna di avere dei terreni che ci danno un’uva buona – sottolineano – e quello fa la differenza. Possiamo fare spedizioni a privati, sia in Italia che all’estero. Cerchiamo molto il contatto diretto con il cliente: magari basandosi sulla prima conoscenza avvenuta con la vendita diretta qui da noi e poi instaurando un legame. Insomma, cerchiamo di fare tutto da noi, compresa la vendemmia e la raccolta delle olive”.
Poi c’è il giaggiolo, coltivazione che a Greve in Chianti (in particolare a San Polo) c’è sempre stata con il destino di rifornire la profumeria francese. “Adesso la richiedono – dicono Sabina e Leonardo – fra le tre (giaggiolo, olio, vino) forse è quella che ha maggiore mercato e minore burocrazia. C’è una cooperativa di Castelfranco di Sopra che lo raccoglie e lo commercializza: molto va in Francia, un po’ alla Martini & Rossi per le infusioni”.
“Li abbiamo in mezzo alle vigne – concludono – altrimenti gli istrici li mangiano… . Il giaggiolo richiede grande lavoro nel periodo luglio-agosto: servirebbe troppa manodopera per aumentare la produzione. Anche perchè i produttori si sono ridotti, ma la richiesta c’è sempre. Inoltre la qa qualità di quello italiano e del nostro in particolare è superiore. Insomma, aumentarne la produzione sarebbe complicato, ma in mezzo alle vigne noi continuiamo… a piantare i bulbi”.
Matteo Pucci
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IL CHIANTI CLASSICO
Quando si apre una bottiglia di Chianti Classico ci si immerge in una storia che parte da lontano. Nei 70.000 ettari del territorio di produzione del Gallo Nero, uno dei luoghi più affascinanti al mondo. Firenze e Siena delimitano il territorio di produzione.
Otto comuni: Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo B.ga, Poggibonsi, San Casciano.
Un terroir unico per la produzione di vino e olio di qualità; centinaia di etichette garantite dalla DOCG: è vero Chianti Classico solo se sulla fascetta presente sul collo di ogni bottiglia si trova lo storico marchio del Gallo Nero.
Il Consorzio Vino Chianti Classico conta, ad oggi, oltre 600 produttori associati. In questo spazio racconteremo presente e futuro del vino e dell’olio in questo territorio; storie, strategie, rapporto con il mondo. Info: www.chianticlassico.com.



































