La data è di quelle da segnare in rosso sul calendario. Domenica inizio settembre. Santuario della Madonna di Pietracupa a San Donato in Poggio.
Il Pranzo dei Bifolchi è un evento che si ripete da cinque secoli. Tutto ha inizio nel Quattrocento. Un sasso con il dipinto di una Madonna con il Bambino. La devozione popolare che attribuisce all’immagine guarigioni miracolose.
La costruzione di un tabernacolo fino ad arrivare in più riprese, nel Seicento, a quella della chiesa, alla quale partecipano i contadini, ricompensati con un lauto pasto a base di carne.
La tradizione si ripete immutata nel tempo. Come allora a cucinare sono soltanto gli uomini. E come allora si comincia prima dell’alba.
Il grande camino viene acceso alle sei che in questa stagione è ancora buio. Per spengerlo quando i partecipanti hanno preso posto alle tavole apparecchiate sparse sotto le secolari volte nel sottosuolo del santuario.
Ma questo non è soltanto un pranzo. E’ il momento d’incontro di una comunità che si ritrova e mantiene forte la propria identità.
Confermato dai tanti giovani, la gran parte giovanissimi, che portano ai tavoli, veloci e sorridenti, le zuppiere fumanti di pasta e i vassoi di carne che ci fanno riscoprire sapori dimenticati.
Ma è anche un momento di convivialità per quelli che della comunità non fanno parte. Come noi che abbiamo scoperto questo borgo e ce ne siamo innamorati.
Degli angoli antichi e silenziosi che si dipanano da Porta Fiorentina, delle severe case di pietra quando risaliamo via dei Baluardi, della vista dei campi coltivati e delle vigne se ci affacciamo ai belvedere in via dei Fossi.
Le tavolate si allungano e cambiano i commensali, ed è così che la “grande famiglia” dei Bifolchi abbraccia i nuovi sperimentatori culinari di una cucina della quale altrimenti si sarebbe persa memoria.

Contemporaneamente ciascuno esce ogni volta con nuove amicizie. Nate a tavola e quindi da coltivare con cura. Come è successo domenica con Manuela e Sivio, Gabriella e Hans.
Questa volta il fuoco del camino e la temperatura decisamente elevata di una stagione ancora testardamente estiva hanno messo a dura prova la resistenza dei volontari.
Gianni, qui fin dalla mattina, ha il fisico prosciugato dall’esposizione al calore della cucina. A fine pranzo la soddisfazione è tanta: “Hanno mangiato tutto!”.
Lo confermano i numeri che ci dà: 200 persone a tavola. 28 kg di pasta e 30 di sugo, 37 kg di sorra, 15 di piselli e 10 di fagioli. E per finire cantuccini e vin santo.
E il caffè uscito dalle fumanti caffettiere, al nostro arrivo viste ad asciugare al sole. Forse l’unica innovazione rispetto al pranzo di cinquecento anni fa.
L’evento, una gara di solidarietà. La fattoria Montecchio che ha offerto il suo Chianti Classico decisamente apprezzato!
La Macelleria Parti, oltre che per la carne, regina del pranzo (una sorra, come si suol dire, che si scioglieva in bocca come il burro), per il volontariato di Danilo ed Emiliano, appassionati macellai come pochi altri. Provare per credere, non è un caso che bisogna prenotarsi mesi prima, e che ogni volta resta intatta la lista di attesa.
Quello dei Bifolchi non è un pranzo, è un essere a casa. Quelle scodelle di vecchia ceramica colorata da condividere con il tuo vicino perché si serve la tavola, non la porzione.
Insieme si consumano i vassoi di pietanze. Insieme si beve e si ride. Si parla con chi abbiamo vicino e, non banale, essendo nel sottosuolo della chiesa, non c’è linea e i cellulari tacciono…
Grazie per tutto!
Andrea Misuri

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