C’è un momento, salendo da Ribeira verso il centro, in cui Porto smette di sembrare una città da cartolina e comincia a raccontarsi.
Succede tra una scalinata e l’altra, quando la facciata di una chiesa rivestita di piastrelle blu e bianche compare all’improvviso tra i palazzi, o quando dal ponte il fiume Douro si apre sui tetti color terracotta.
È forse questo il motivo per cui la seconda città del Portogallo continua ad attirare viaggiatori italiani: non impone un elenco di monumenti da spuntare, ma invita a rallentare.
Il centro storico e l’effetto azulejos
Il cuore della città, con il suo centro storico dichiarato patrimonio mondiale dall’UNESCO, si esplora quasi interamente a piedi. Il punto di partenza obbligato è la stazione di São Bento, dove nell’atrio decine di migliaia di azulejos dipinti raccontano scene di storia portoghese, battaglie e vita contadina.
A pochi passi, la Cattedrale e la Torre dos Clérigos, firmata da Nicolau Nasoni, regalano due dei panorami più fotografati sulla città, per chi non teme un centinaio di gradini in più.
Ribeira, il ponte e le cantine di Gaia
Scendendo verso il fiume si arriva a Ribeira, il quartiere dei vicoli stretti, dei ristoranti e delle case colorate che si specchiano nell’acqua.
Da qui si attraversa il ponte Dom Luís I, opera ottocentesca in ferro a due livelli, per raggiungere Vila Nova de Gaia, dove le storiche cantine custodiscono la tradizione del vino Porto. Una visita con degustazione è quasi un rito, soprattutto nelle giornate più fresche.
Alessandro Innocca, dall’Italia a Porto per fare la guida
Chi organizza un viaggio a Porto si trova presto davanti a una scelta: affidarsi a una guida o improvvisare tra mappe e recensioni. Tra le realtà che offrono questo servizio in italiano c’è GuidaTuristicaPorto.com, portale che affianca ai contenuti informativi sulla città e sul nord del Portogallo un servizio di visite guidate con una guida turistica italiana.
Dietro c’è la storia di Alessandro Innocca, un professionista che ha lasciato l’Italia per stabilirsi a Porto e mettere la propria esperienza al servizio dei connazionali in visita.
Un percorso non così comune: conoscere il territorio come un residente e raccontarlo con le sensibilità e le curiosità di chi viene dallo stesso Paese dei suoi ospiti, tra confronti con l’arte italiana, parallelismi storici e consigli pratici su dove mangiare e cosa assaggiare.
Cosa assaggiare e dove fermarsi
Impossibile parlare di Porto senza passare dalla tavola. La francesinha, il celebre panino farcito di carni e ricoperto di formaggio fuso e salsa piccante, è il simbolo della cucina cittadina e divide da sempre chi la prova per la prima volta.
Più leggeri i piatti di pesce di Matosinhos, a pochi chilometri dal centro, e i dolci da accompagnare a un caffè nelle pasticcerie storiche.
Chi ha tempo può chiudere la giornata alla Foz do Douro, dove il fiume incontra l’Atlantico e il tramonto trasforma il lungomare in una passeggiata da non perdere.
Qualche consiglio pratico
Porto è una città di saliscendi: scarpe comode e un po’ di allenamento sono più utili di qualsiasi guida cartacea. Meglio dedicare almeno tre giorni alla visita, concedendosi una mattina per il centro, una per il fiume e le cantine e una per le zone più lontane dai flussi turistici. Prima di partire è utile verificare orari di apertura e prenotazioni dei principali monumenti, che variano con la stagione.
Alla fine, di Porto resta soprattutto il modo in cui si visita: lentamente, lasciandosi guidare. E a volte, per capire davvero una città, basta ascoltare qualcuno che l’ha scelta come casa.
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