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venerdì 1 Luglio 2022
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    Filippo Niccolini ci racconta come nasce il testo teatrale in ricordo del nonno Ottavio Calonaci

    Martedì 29 gennaio al Teatro Comunale Niccolini a San Casciano, alle 10.30, per le classi terze della scuola media (alle 21.30 replica aperta a tutti), verrà messo in scena “Oltre l'inverno” spettacolo in due atti ispirato a “Diario di un soldato contadino” di Ottavio Calonaci (in foto sul manifesto dello spettacolo, ritratto da giovane).

     

    Personaggio molto conosciuto (sono in tanti ancora oggi a ricordarlo con quei suoi occhiali spessi e la parlata travolgente), Calonaci è stato per anni un punto di riferimento per San Casciano, a partire chiaramente dalla sua famiglia. Ne è la testimonianza uno dei nipoti, Filippo Niccolini, ideatore del progetto e autore del testo che verrà messo in scena. Il Gazzettino lo ha incontrato.

     

    Filippo, raccontaci come nasce "Oltre l'Inverno".

    ""Oltre l’inverno nasce" da un'idea che maturavo da anni visto che Ottavio, oltre a essere mio nonno, è stato un uomo conosciuto e apprezzato in tutta la comunità per i suoi principi. Nel periodo in cui stavo lavorando al progetto ho conosciuto uno scrittore, Stefano Emanuele Ferrari, gli ho proposto l’idea, gli è piaciuta e abbiamo iniziato a lavorare sul suo diario di guerra, sulle lettere, le interviste. Nonché su documenti storici dell’epoca. Inizialmente il progetto ha coinvolto oltre allo scrittore anche una violinista professionista, Angela Tomei, che  ha composto e suonerà dal vivo le musiche  dello spettacolo. Dopo una selezione di registi abbiamo proposto e affidato il progetto a Dimitri Frosali, che con passione e professionalità ha reso possibile la messa in scena dello spettacolo".

     

    Spiegaci cosa pensi possa suscitare la sua visione nello spettatore?

    "In un momento di crisi come quello di oggi, non dobbiamo rassegnarci, ma combattere, tenere duro, come hanno fatto i nostri padri in momenti ben più drammatici della nostra storia.  Perché i momenti difficili si superano, e prima o poi l'inverno finisce. In "Oltre l’inverno" si riflette sulla drammaticità e l’assurdità della guerra, che violenta le persone, il proprio credo, che porta milioni di uomini ad imbracciare un fucile per combattere contro un nemico sconosciuto (che sono gli stessi uomini) generando una escalation di violenza e oppressione; tutto ciò che nei libri di storia si riduce ad un accumulo di date e battaglie e strategie, nello spettacolo viene mostrato, senza nessuna glorificazione. Come invece accade in certe produzioni cinematografiche. Ma "Oltre l’inverno" racconta anche dell’importanza della solidarietà, dell’amore, dell’amicizia per superare le avversità. Ricordarsi il nostro passato, la guerra, significa anche ricordarsi come questo Paese sia rinato, come le nostre città siano state ricostruite, i rapporti di fratellanza ricostruiti. Non è un caso che si è scelto questa storia, di questo giovane soldato contadino che a distanza di trent’anni è andato a ritrovare la famiglia tedesca per cui si trovò a lavorare, dando esempio e slancio per il nostro futuro".

     

    Quali i ricordi di tuo nonno ai quali sei più legato?

    "Ottavio era un uomo pieno di voglia di vivere: con ideali contadini, veri, sinceri, con un altruismo che  è raro nei nostri tempi. La cosa che mi lega più a lui sono i ricordi e le storie di vita che mi ha sempre raccontato di cui oggi faccio tesoro per affrontare la vita".
     

    Come vi parlava della guerra?

    "I suoi racconti della guerra sono sempre stati profondi e spiegati nei minimi dettagli, come si può evincere leggendo il suo "Diario Di Guerra". Raccontava in maniera affascinate e non riuscivi a distoglierti mai dalla sua faccia. Con la sua espressività riusciva a farti provare di persona quello che era il dolore o la gioia di cui stava raccontando".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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