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martedì 27 Settembre 2022
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    Inaugurata a Firenze una mostra che ha come organizzatore il “nostro” don Bleader Xhuli Pio

     

     

    SAN CASCIANO – E’ stata inaugurata lunedì 17 giugno nel Palazzo Panciatichi (sede del consiglio regionale) in via Cavour, 4 Firenze, la mostra storico fotografica “Albania Athleta Chrsiti. Alle radici della libertà di un popolo”.

     

    All’inaugurazione era presente la comunità albanese di Firenze, assieme alla comunità di San Casciano. Il motivo è presto detto: la mostra, realizzata nel 2012 in occasione del centenario dell’indipendenza dell’Albania, proviene dal Meeting di Rimini ed è stata organizzata da don Bleader Xhuli Pio, responsabile della Comunità cattolica albanese e pro parroco, assieme al proposto don Massimiliano Gori, della Collegiata Propositura di San Cassiano a San Casciano.

     

    Tre sale dove su dei pannelli è ripercorsa la storia e la fede della nazione del popolo albanese. Ad accogliere i visitatori e porgere il saluto di benvenuto, don Bleader accompagnato da don Marian Paloka. Era previsto anche il saluto del presidente del consiglio comunale fiorentino Eugenio Giani, che tra l’altro ha curato il gemellaggio con la città di Tirana e ha sostenuto il progetto di portare la mostra a Firenze, che per l’impegno in consiglio comunale a Palazzo Vecchio, andato avanti più del previsto, è riuscito solo a fine presentazione ad arrivare.

     

    "L’intenzione di questa mostra fotografica e storica – ha detto don Bleader – è quella di presentare la storia dell’Albania, parte dalla nascita che ha le radici nel popolo degli Illiri, un popolo che viveva nei Balcani occidentali. L’Albania è una nazione giovane, ma è un popolo molto antico, con una lingua antica, come quella illirica, è un popolo che può vantare di essere battezzato da San Paolo".

     

    "Questa – ha proseguito – vuole essere una rilettura, un vedere gli eventi così come sono stati, ma sottolineando alcuni aspetti di personaggi importanti della fede. Due sono le icone principali: l’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg che tenne testa ai turchi e Madre Teresa di Calcutta. Per tre motivi ho voluto portare a Firenze questa mostra, il primo perché alla Biblioteca Laurenziana si trova il manoscritto più antico che riporta una frase in albanese scritta l’8 novembre del 1462 dal vescovo di Durazzo, Pal Engjelli, per insegnare ai fedeli la formula del Battesimo “Untè paghesont premenit Atit et Birit et Sperit Senit” tradotto: io ti battezzo in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Secondo motivo, negli Uffizi si trova il ritratto forse più autentico di Scanderbeg".

     

    "Il terzo motivo a me caro – ha spiegato – è che Madre Teresa di Calcutta viene per la prima volta in Toscana, a Firenze portata da don Giancarlo Setti, che aveva legato una forte amicizia, ad aprire una casa delle Missionarie della carità".

     

    "A noi albanesi – sono state le parole di don Pakola – anche se siamo lontani dal nostro paese, anche se siamo stati tacciati troppe volte di un popolo di violenti, di ladri, assassini, anche se veniamo dipinti così, siamo profondamente cittadini europei. E non abbiamo bisogno di riscattarci da niente e con questa tranquillità e serenità presentiamo la nostra storia quasi con vanto di ciò che siamo, perché quando siamo lontani da casa, scavalco su quello che è per esempio l’episodio dell’esilio degli Ebrei in Babilonia, Gerusalemme diventa più cara, sono lontani, ebbene noi che non siamo in esilio, o almeno siamo partiti per motivo di necessità, ma ormai ci stiamo e anche bene, però aumenta l’amore e aumenta il rispetto di voler presentare la nostra carta d’identità, la nostra Bandiera con l’Aquila bicipite".

     

    Poi ha concluso con parole in albanese e con un attimo di commozione dicendo: "Tu Albania mi dai onore, mi dai il nome albanese, il cuore tu me l’hai preparato pieno di desiderio e fuoco. Noi siamo questo e la nostra vuole essere un ringraziamento a Firenze, alla Toscana per averci accolto qui come albanesi e noi come comunità cattolica particolare. Grazie".

     

    Anche nel comune di San Casciano vivono ormai da anni diverse famiglie provenienti dall’Albania, che nutrono un affetto particolare per don Bleader. Il quale ha manifestato l’intenzione di organizzare una gita con i sancascianesi, per fare conoscere la terra d’Albania.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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