All'interno del Pd uscito scioccato dal voto del 24 e 25 febbraio c'è tutta una componente di giovani, una generazione over 30 e under 40, che più di altre sente sulla propria pelle la sconfitta e le questioni che ha lasciato in sospeso.
Gente che si dà da fare nelle cucine delle feste di partito come all'interno delle istituzioni. Che cerca di capire, di riflettere, di orientarsi, così come si mette a fare le pizze o a sparecchiare i tavoli. Insomma, che sente la politica come una seconda pelle: sia nella logica dello stare assieme che nel rispetto per le istituzioni. Come David Baroncelli, 35 anni, assessore negli utlmi anni della seconda giunta tavarnellina guidata da Stefano Fusi e vicesindaco con Sestilio Dirindelli dal 2009. Il Gazzettino l'ha incontrato.
Baroncelli, lei è di quelli che… io l'avevo capito, oppure l'esito delle elezioni è arrivato come una mazzata?
"Alla Camera il Pd ha ottenuto una maggioranza che però non si è concretizzata al Senato. Il risultato alla fine è che abbiamo perso, non penso di essere l’unico ad averlo notato o detto. Credo che tuttavia oggi serva a poco indossare il berretto dell’augure e dire l’avevo previsto, oltre a essere un atteggiamento fastidioso per chiunque ti ascolti non è nemmeno utile per dare una risposta seria a ciò che è accaduto, a questa “rivolta” elettorale che ha travolto il Paese".
Dove hanno sbagliato il Partito democratico e il centrosinistra?
"La crisi ha impoverito il Paese indebolendo il ceto medio e scagliando nell’angoscia i ceti più deboli. Le giovani generazioni sono quelle maggiormente colpite: ci sentiamo colpiti nella dignità, nel bisogno di futuro, molti si sentono sconfitti, in molti sono arresi. C’è una rabbia sociale che monta. Avevamo e abbiamo bisogno di riforme urgenti e di esempi: il lavoro e l’impresa al primo posto oltre la riforma del Paese a partire da abolire il finanziamento pubblico ai partititi, i tagli ai parlamentari e dall’abolizione dei vitalizi e molti altri. Il Pd non è stato in grado di convincere, di portare dalla sua parte una gran parte della società che non si riconosce, in primo luogo i giovani".
Cosa la preoccupa di più nella situazione che è andata configurandosi? Se ne esce? E come?
"Le preoccupazioni sono molte di fronte a un Paese che spaventa: crisi, declino e rabbia. Una ricetta esplosiva che affligge le nostre esistenze e attraversa le nuove generazioni in maniera prepotente e pervasiva e detta la profonda necessità di un passaggio ineludibile e esiziale. Il voto mostra anche un Paese prigioniero di vecchie logiche che ha un profondo bisogno di rinnovarsi interamente: politica, impresa, università e ricerca, sindacato, associazioni di categoria e chi più ne ha, ne metta… . Serve appunto un cambiamento e questo i giovani non lo hanno visto nelle proposte “tradizionali”, o almeno solo in minima parte. Credo che il Pd abbia il compito di presentare un governo e provare a governare ma non sono tra chi dice di rincorrere Grillo, piuttosto sono tra coloro che vogliono raccogliere la sfida e andare a convincere con nuove e forti proposte che vengano in soccorso al disagio, e per far questo servono anche facce nuove e passione".
Come vive la fase attuale? Come una profonda depressione o come l'opportunità, da parte del Pd, di fare davvero qualcosa… "di sinistra" se Grillo in qualche modo deciderà di collaborare?
"Sono preoccupato ma ho una grande voglia di cambiamento e novità. Come può vedere la campagna elettorale si è tutt’altro che spenta ma è alimentata da chi teorizza di sostituire la democrazia di mandato con quella diretta e gassosa, fatta di voti su internet, e da un Pdl che cerca di approfittare dell’ingovernabilità per indebolire l’avversario e riprendersi il governo. Vedo il Pd che è inchiodato al principio della responsabilità verso il Paese, ma questo non vuol dire sempre sostenere sacrifici: se Grillo ritiene che le nostre idee siano buone la smetta di urlare e si preoccupi del bene dell’Italia, il Pd deve convincere i cittadini delle proprie idee che sono vincenti e occuparsi dei più deboli, altro che favole e promesse di reddito di cittadinanza. Ripeto, ritengo che Grillo vada affrontato sui temi".
A livello locale quali le riflessioni da fare? Sia sul Chianti che, nello specifico, su Tavarnelle.
"I risultati locali (clicca qui per leggerli) ci confermano una tendenza di indebolimento del Pd nei nostri territori e più in generale a livello toscano, tendenza peraltro già evidente nella tornata elettorale regionale del 2010. Una prima riflessione non può che riguardare le politiche e i vertici regionali del Partito democratico su cui sicuramente ci sono questioni da rivedere e da riprendere in mano, serve un cambio di passo assai chiaro e significativo. Arrivando al Chianti i risultati ci vedono in flessione dentro la media regionale e in particolare Tavarnelle e Barberino abbiamo dei risultati di poco inferiori alla media generale. Una rilevazione da fare è che in questa tornata elettorale il Pd del Chianti è rimasto senza candidature mentre altre zone risultano ben più rappresentate, credo debba essere aperta una discussione a livello di zona e poste le premesse per un lavoro di apertura alla società e di ascolto delle esigenze del territorio. Su Tavarnelle in particolare riscontro inderogabile la necessità di aprire una fase politica nuova che inauguri una stagione politica fatta di partecipazione e soprattutto di giovani e per discutere del futuro e mettere insieme un progetto di innovazione del territorio. Tema sicuramente caldo da affrontare e condividere con la più ampia partecipazione possibile è la fusione con Barberino, una pubblica amministrazione più snella efficiente, meno costosa e meno tasse per i cittadini. Mica male no?"
Pensa che il Pd sotto il 40% a Barberino Val d'Elsa possa condizionare la prossima campagna elettorale nei vostri comuni, pensando in particolare al tema della fusione dei comuni? Oppure dovrebbe avere l'effetto opposto?
"Credo che contino prima di tutto le idee e i fatti. Questo voto ci mette in discussione ma ci indica anche una via obbligata, una strada da cui partire. Il Pd e l’amministrazione di Uniti per Barberino guidata da Maurizio Semplici hanno fatto grandi cose e cambiato il volto del paese, adesso serve un salto di qualità e guidare questa fase spetta al Pd insieme alle altre forze del centro sinistra. Un Pd aperto e allargato a una discussione collettiva per cogliere il futuro".
di Matteo Pucci
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