Siamo tornati anche dalla coppia rimasta quasi prigioniera in garage: “Addio all’auto che amavo”

 

 

SAMBUCA (TAVARNELLE) – Hanno lavorato fino dopo la mezzanotte i volontari de “La Racchetta” dando una mano a tutte le persone di via Senese che nel pomeriggio di mercoledì 5 giugno si sono viste arrivare l’acqua all’interno di appartamenti, cantine, garage, dopo un violento temporale associato a un’abbondante grandinata.

 

Sambuca il giorno dopo si è risvegliata in una giornata di sole, quasi una beffa pensando a tutto quello che è avvenuto a distanza di poche ore.

 

Per prima cosa siamo andati in via Leonardo Da Vinci a trovare i signori che hanno rischiato di rimanere annegati nel garage, e abbiamo piure scoperto che in realtà non sono sposati, ma che… lo saranno presto.

 

In giardino troviamo Vincenza che ci accoglie con un sorriso e una stretta di mano. Come avete passato la notte? "Purtroppo al buio, un fulmine ha mandato in tilt la centralina e ancora oggi siamo senza corrente elettrica. E come se non bastasse questa mattina, mentre scendevo le scale per andare in garage, sono scivolata sulla melma che ancora ricopre gli scalini".

 

Lo dice mentre ci mostra il braccio con un grosso ematoma: "Non ho potuto mettere nemmeno un po’ di ghiaccio, il frigo è scongelato".

 

La signora ci accompagna nel garage, dove c’è il suo compagno e futuro marito, Franco, intento a ripulire il passaggio d’ingresso: "Ancora non mi sono arrabbiato nonostante quanto successo – ci dice – Ieri sera ho dovuto chiamare un amico di San Casciano pregandolo di portarmi un paio di stivali, i miei erano rimasti in garage, all’inizio ho indossato scarpe normali, ma poi non era più possibile. Ho salvato solo un paio di scarpe".

 

"Quelle delle nozze – tiene a precisare la signora con un sorriso gioioso – Nel garage avevamo un po’ di tutto, il frigo nuovo, la lavatrice, e tanti attrezzi  da lavoro: essendo un progettista mi arrangiavo per un sacco di cose".

 

Ci affacciamo alla porta, all’interno non si è salvato davvero nulla, in fondo scorgiamo l’armadio che solo per un miracolo non ha schiacciato il Franco, sul tettino di una vecchia Peugeot a contrasto al soffitto c’è un gommone.

 

"Vede quest’auto? L’acquistai nel 1968 – ci dice – ha un valore affettivo particolare per me (si commuove) con questa feci il mio primo viaggio con mia figlia, aveva otto anni, era appassionata  di animali, così la portai a Fasano di Puglia a visitare lo zoo. Avevo attrezzato l’auto nella parte posteriore per consentire di farla riposare. Purtroppo mia figlia è venuta a mancare due mesi fa per una malattia incurabile, aveva 53 anni. Poco prima che peggiorasse mi chiese se possedevo ancora quell’auto del primo viaggio. Come no! Esclamai. Guarda facciamo così, appena finisci le cure, rifaremo lo stesso viaggio di allora. Non è stato possibile, mia figlia è morta prima. E oggi quest’auto che mi ha fatto vivere momenti felici è perduta".

 

Non si sono però arresi Franco e Vincenza. Da soli, nella loro dignità, armati di pala e scopa, piano piano hanno ripreso a fare pulizia. Cosa vi aspettate adesso? "Che qualcuno pensi a rimediare quello che non è stato fatto in tutti questi anni – rispondono – già a novembre avevamo avuto l’acqua in maniera minore nel garage, adesso è chiaro che c’è un problema. Che non va nascosto dietro una bomba d’acqua e va risolto".

 

Lasciamo i futuri coniugi che convoleranno a nozze sabato 22 giugno a Tavarnelle, augurandogli momenti felici e sereni.

 

Ci spostiamo in via Senese, dove è ancora possibile vedere i segni del fango: in alcune abitazioni c’è chi ancora è intento a fare pulizia. Un anziano del paese ci racconta che non ricorda di avere visto mai, in tutti questi anni, tanta pioggia in pochi minuti. Salvo ai tempi dell’alluvione che inondò il paese l’8 ottobre 1993, provocando ingenti danni.

 

C’è anche, chi tramite Il Gazzettino del Chianti, vuole ringraziare tutti i volontari della Protezione Civile “La Racchetta” di Tavarnelle e San Casciano che si sono adoperati per dare una mano alle famiglie colpite da questo flagello.

di Antonio Taddei

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